Michael J. Fox e l’Oscar onorario

L'attore e produttore cinematografico Michael J. Fox, ha ricevuto dall'Academy un Oscar onorario per i suoi sforzi umanitari.

L’attore e produttore cinematografico Michael J. Fox – ai più conosciuto come Marty McFly, il protagonista della trilogia di Ritorno al futuro, ha ricevuto pochi giorni fa la statuetta più celebre di tutte per i suoi sforzi umanitari. “Non ha mai chiesto il ruolo di sostenitore del Parkinson – ha confessato poi Woody Harrelsonma è alla sua miglior performance. Michael J. Fox ha dato l’esempio di come si combatte e come vivere”. 

L’attore, infatti, ha ritirato l’Oscar durante la serata del 19 Novembre ed è stato premiato dall’Academy per la sua battaglia contro il morbo di Parkinson. Si tratta del Jean Hersholt Humanitarian Award, presentato dall’attore Woody Harrelson durante la cerimonia della consegna dei Governors Awards, i premi onorari dell’Academy. Fox, ha poi dedicato l’Oscar alla moglie Tracy Pollan – per stargli accanto da più di trentaquattro anni – che è salita sul palco per un commovente bacio davanti alla standing ovation del pubblico. 

Vincitore di ben cinque Emmy Award durante la sua carriera, Michael J. Fox, ora ha ottenuto forse il premio più importante della sua vita, quello rivolto a chi porta credito all’industria cinematografica grazie a sforzi umanitari, il Jean Hersholt Humanitarian Award – per l’appunto. L’attore statunitense, infatti, ha raccolto 1,5 miliardi di dollari per la ricerca sul morbo di Parkinson, motivo per cui è stato premiato. L’artista, del resto, dopo la diagnosi ha inizialmente continuato a recitare per poi proseguire solamente al finanziamento della ricerca scientifica e medica fondando la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, fondazione a suo nome il cui obiettivo è finanziare la ricerca di una cura.

Fox del resto, che ha accettato il Jean Hersholt Humanitarian Award dal consiglio di amministrazione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, il gruppo che distribuisce gli Academy Awards durante il discorso ha infine confessato: “È da brividi stare qui e accettare la vostra gentilezza”. Classe 1961 – l’attore che combatte contro la malattia da quando gli è stata diagnosticata nel 1991 a soli 29 anni, ha usato la canzone di Bruce Springsteen “No Surrender” (“Non Arrendersi”) per descrivere la sua battaglia. “Questo”, ha detto in riferimento al brano: “è una sorta di inno personale per me”, citando la parte del testo che dice proprio “No retreat, no surrender”, ovvero “non indietreggiare, non arrendersi”.

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