Caparezza: “Il mio film preferito? 8 e mezzo di Federico Fellini”

Scopriamo di più su di lui, la sua musica, le sue scelte, le sue passioni, i suoi sentimenti e il suo modo di vivere con Stefano Piccirillo!
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Nell’ultimo appuntamento con i grandi artisti della scena italiana è venuto a trovarci Michele Salvemini, alias Caparezza.

Scopriamo di più su di lui, la sua musica, le sue scelte, le sue passioni, i suoi sentimenti e il suo modo di vivere con Stefano Piccirillo!

Ciao Michele, si sono riaccesi i riflettori sulla tua musica dopo 3 anni. Che effetto fa?

“Paura (ride, ndr)  perché io poi mi disabituo in realtà a questo tipo di parte della mia vita. In realtà quando avevo dai 20 ai 30 anni era tutto più divertente adesso comincio ad accusare un pò i colpi dell’angoscia, nel senso che sarà l’età secondo me, crescendo probabilmente cambia anche la percezione dei riflettori. Più passo il tempo a casa più mi disabituo, però giustamente è arrivato il momento di spiegare che cosa ho combinato “.

Hai combinato in “Exuvia”, un’ennesima fuga verso la libertà. Spesso la letteratura richiama questo bosco, talvolta presente alle tue spalle, cos’è perdersi per Caparezza?

“Mah..sicuramente per me perdersi è la norma, nel senso che io non mi sono mai ritrovato. Mi sono sempre sentito un pò barcollante, ma da sempre, tolta la parentesi infantile, dall’adolescenza in avanti. Un pò non tanto a posto come tassello. Questa sensazione mi ha permeso di costruire il mosaico della mia vita su un tavolo traballante. Questo mi ha abituato a questa precarietà di pensiero, cioè non sono mai sicuro in realtà nè di me nè delle cose intorno a me per cui paradossalmente una situazione di pace, di quiete, mi sarebbe estranea come sensazione. Sono abituato così e così vado avanti”.

In Exuvia parli di una nuova consapevolezza e di una nuova fase, in che fase sei?

“Ora sono nella fase di consapevolezza dello spaesamento, ovvero racconto con Exuvia il passaggio, il rituale di passaggio. Non racconto esattamente il passaggio, cioè non sono arrivato, se non nell’ultima canzone, finalmente a prendere coscienza del fatto che ..okay da quest’ultima canzone in poi c’è un altra roba … Ho cercato di raccontare quello che accade quando hai la consapevolezza che non sei più nella fase dell’ Exuvia, come se la vedessi alle tue spalle su un albero. In questo bosco devi guardare davanti per andare oltre. Ho raccontato quindi tutti i dubbi, le perplessità, i ricordi del passato nei paradossi che colleziono, il tempo, tutti gli elementi che servono e che sono necessari al cambio di fase”.

Abbiamo accennato prima alla trilogia, prigionia, fuga e libertà. Ci fai un esempio di chi nella vita fa prigioniero, chi rappresenta la fuga e chi rappresenta la libertà?

“Ce ne sono tanti di esempi. Una forma di prigionia è il passato, tutte le volte che ci ancoriamo ai nostri ricordi ci perdiamo un pò di presente e quindi bisogna un pò fare pace con il passato perchè per liberarti dalla prigionia devi essere cosciente del fatto che sei una persona nuova in un contesto nuovo che si chiama presente. La fuga? L’ho sempre vista all’inizio come una fuga dalle responsabilità (ride,ndr), nel senso che per mia personale inclinazione sono una persona che vuole sfuggire, non vuole affrontare..però stò imparando la lezione opposta cioè adesso sto cominciandoi ad affrontare le cose che mi accadono nella vita, perché a volte accadono delle cose a cui non puoi sfuggire da questo teatrino e non ce la fai. La fuga è questo, evitare il dolore diciamo così. La libertà – e l’ho detto più volte – nel mio caso è sparire ed è quella che mi prendo quando finsico il ciclo di un album”.

Exuvia presenta anche un singolo, che ascoltiamo spesso, intitolato “La scelta”. Per te la scelta è carriera o amore?

“E’ carriera più amore, riflettori o non riflettori, cioè inseguire il tuo obiettivo sempre e ostinatamente per tutta la vita. Obiettivo inteso come traguardo artistico e progetto lavorativo, oppure cominciare un attimo a togliere dei pesi da questo ambito e a metterli anche nella vita oltre il progetto lavorativo. Ebbene, è inutile dirlo, io sono in questa seconda fase sinceramente, non voglio più vivere solo ed esclusivamente solo come persona che fa musica, c’è dell’altro che non mi voglio perdere a questo punto del mio percorso”.

Cos’è ” l’altro” che non vuoi perdere?

“Tutto il resto, cioè tutta la vita fuori dai riflettori. Una vita che è degna di essere vissuta anche senza accendere il computer e fare musica. Quindi sono gli affetti, gli amici, la possibilità di non avere solo incontri relativi al fatto che io sono il cantante, quindi sono un po’ inquinati (ride, ndr) a questa differenza di prospettive, mi sto un po’ liberando della sacralità della musica, pur amando l’arte. Si potrebbe dire più della mia stessa vita come paradosso, perché veramente me l’ha salvata la vita adesso che sto facendo un po’ il bilancio della situazione devo dire che per fortuna, viva Dio , esiste l’arte. Nel mio caso, non ha lo stesso peso per tutti, per me ha avuto un peso enorme e non parlo di musica, parlo di fumetti, di cinema , di teatro, di tutto ciò che è creatività”.

Il cinema è parte dei tuoi dischi. Ci sono tante citazion e riferimenti espliciti a Mark Hollis dei Talk Talk e Beethoven. Perché li hai scelti?

“Devo fare una premessa: quando sono un malinconico ascolto i Talk Talk, da sempre. I Talk Talk riverberano nel mio animo, quando sono non particolarmente allegro. E’ una cosa positivissima perché mi mettono in pace con me stesso, quando è scomparso recentemente Mark Hollis ho sentito una specie di vuoto. In quel periodo paradossalmente stavo studiandomi Beethoven per altri motivi, per i suoi problemi di udito con i quali empatizzavo per le cose che ho io e si sono fuse queste due persone all’interno dei miei ragionamenti. Anche Beethoven viene tacciato per essere un romantico. Mark Hollis era un “new romantic” perché così si chiamava il movimento degli anni 80′ a cui apparteneva e quindi ho detto …già c’è qualcosa che in qualche modo li mette in contrasto, poi c’era questa caparbietà di Beethoven di seguire, appunto, la sua professione da sordo, che è una cosa assurda per me, quando Mark Hollis ha deciso invece per l’esatto opposto, defilarsi proprio quando stava per ottenere successo planetario. Insomma man mano questa canzone è nata come se avessi due pilastri e giocassi con l’uno e con l’altro cercando di costruire. Alla fine nella mia testa si è materializzato il bivio e l’ho raccontato. Non ho raccontato la mia scelta, attenzione, ma ho raccontato il bivio. Non dico nella canzone se ho scelto Mark Hollis o Beethoven, questo ai posteri”.

Hai parlato del problema all’udito. Puoi dirci come va?

“L’ acufene non se ne va, io vivo con l’acufene da diversi anni. Sono riuscito a fare anche questo disco, appunto un’altra medaglia sulla sopportazione. Devo dire che secondo me ha accelerato il processo di cambiamento artistico, che era secondo me già innescato… Ho perso attenzione verso un certo tipo di argomenti e un certo modo di trattarli. Ad esempio la critica sociale e quindi questo essere pungolatore di costumi per concentrarmi su me stesso, per prendermi cura di me, per puntare la penna verso il mio sterno, non verso l’esterno. Ho deciso di cambiare anche grazie a questo male, che evidentemente non è venuto per nuocere soltanto. Sono contento di aver fatto , in questo caso, questa scelta perché penso che sarei finito artisticamente nel tentativo di ripetere un cliché che io stesso avevo creato”

Nel tuo nuovo disco, Exuvia, c’è anche un pezzo intitolato ” Eyes Wide Shut”. Quali sono i tuoi film preferiti?

“E’ difficilissimo per me fare classifiche! Mettiamo subito al primo posto 8 e 1/2 di Fellini perchè sono sicuro di questo, e rimango li non cito altri film di Fellini perchè quell’altro che mi piace non l’ha mai fatto cioè “Il viaggio di Mastorna”. Al secondo posto metto un derivativo di quel film che è “Sogni d’oro ” di Nanni Moretti, che è una versione diciamo più contemporanea di 8 e 1/2 .Poi a grande sorpresa metto “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino perchè è un film molto bizzarro, estremamente grottesco ed è molto particolare la regia perchè inizia , finisce e ricomincia, un pò una scatola cinese. Poi ci metto “Beautiful” di Inarritu , non è uno dei suoi film più famosi, ma mi tocca davvero delle corde di sensibilità , lo trovo anche un pò claustrofobico nella regia e siccome mi piacciono queste cose un pò angoscianti (ride, ndr) metto anche “Beautiful “, credo che siamo arrivati alla quarta, quinto metto un cartone animato : “La città incantata ” di Miyazaki “.

Rivedi più volte i film che ti piacciono?

“Si, li rivedo, anche se io sono un divoratore di documentari, mi piacciono tantissimo. Anche perchè i miei gusti cinematografici vanno molto su cose o di riflessione o surreali, non è facile trovarli. Ovviamente amo tantissimo il cinema ed è per questo che rientra nelle mie canzoni”.

“Amytiville Horror”?

“No, non è nei miei film preferiti e non è neanche nel genere dei miei film preferiti. Ovviamente l’ho visto e  l’ho citato perchè parlo di case discografiche che mi hanno fatto fuori, quindi ho concluso scrivendo “tanto vale firmare per la casa di Amytiville” che ti fa fuori comunque e subito dichiaratamente”.

Pezzi da 90′ che ti sono rimasti nell’immaginario..

“Più anni 80′ in questo caso, c’è proprio una sequenza di accordi che a me piace tantissimo , quella per intenderci di New Year’s Day degli U2. Quel tipo di sound lì che poi è molto ripreso dai Talk Talk . Dovessi citare un gruppo che non c’entra niente con il “New Romantic” ci sono i Cure, diciamo la doppietta Joy Division-Cure  mi è piaciuta, li ascolto volentieri entrambi perchè hanno qualcosa di malinconico che secondo me è la cifra stilistica degli anni 80′. Come se a un certo punto ci fosse stata una perdita di allegria, non so dipesa da quale fattore. E’ una roba esplosa dopo il punk, la rabbia, quella forse non porta da nessuna parte , può portare alla frustazione che si è probabilmente espressa in questi modi. Ovviamente ci sono stati anche i Devo che adoro tantissimo e non poteva essere altrimenti essendo leggermente “zappiani” ( da Frank Zappa ndr ) – C’è tantissima musica che mi piace del periodo degli anni 80′ . Nel periodo degli anni 90′ , ovviamente,  ho iniziato a sentire le prime cose Rap e lì la parte del leone l’ha fatta la musica “urban”.

Prendi le distanze da ciò che hai fatto 3 anni fa, come vedi quel Miki Mix aka Michele Salvemini aka Caparezza oggi?

“Lo vedo con massima tenerezza, esattamente come vedo con la medesima tenerezza qualsiasi ragazzo che cerca di barcamenarsi nel mondo della musica. Non è facile trovare la propria strada, credo che sia la cosa più difficile in assoluto. Quella canzone non serve neanche a redimere quello che ho fatto ma nemmeno a condannarlo, quello che io volevo dire con la canzone con la quale faccio pace con il passato. Nel percorso di ognuno di noi ci sono e ci saranno dei momenti che non ci piacciono, che io chiamo passi falsi. Però si può arrivare al traguardo anche con i passi falsi perchè gli errori – se gli diamo un’opportunità – diventano lezioni e le lezioni ci rendono migliori. Quindi ben vengano quegli errori”.

Il tour Exuvia arriva a Febbraio 2022, considerando i tuoi cambiamenti di opinione su ste stesso, non è che cambi idea anche sui pezzi da suonare…?

“E invece no, le farò perché io poi sono molto..non orgoglioso…ma affezionato alle ultime cose che faccio. Sono più vicine al mio sentire rispetto a quelle del passato. Ovviamente non posso esimermi dal cantare le canzoni del passato, ma quelle rientrano in una sorta di “best of ” .

Cosa fai “Fuori dal tunnel “?

“Ti devo dire la verità, io nel tour precedente l’ho fatta “Fuori dal tunnel” ma non è una di quelle canzoni che se tolgo dalla scaletta arriva la rivolta popolare…E’ stranissimo perchè è uno di quei pezzi simbolo. E’ più “Vieni a ballare in Puglia” quello che è intoccabile, perchè deve starci per forza”

Hai figli ? Ne vorresti? 

“Non ho ancora prole diciamo e quindi questa cosa che io dico spesso è perché a volte uscendo con i miei amici, che tra l’altro sono quasi tutti più giovani di me ma di 3 o 4 anni e sono molto avviati nel mondo della famiglia, a me sembra sempre di essere il ragazzino che esce con persone più adulte. Questa cosa avviene perchè chi fa un mestiere come il mio vive una sorta di bolla atemporale. Quello che sto tentando di fare o credo di aver già fatto è bucare questa bolla, quindi ora mi immergerò nella realtà, cercherò di prendere tutto ciò che la vita mi offre, gioia e dolori compresi”.

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