Via gli smartphone dalle classi: una scelta corretta?

Con il dott. Antonio Affinita del MOIGE, abbiamo chiarito perché gli smartphone all'interno delle classi non sono un elemento positivo.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di smartphone all’interno delle classi scolastiche. Per un commento, è intervenuto in diretta Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE – Movimento Italiano Genitori.

Buongiorno dott. Affinita! Che ne pensa della proposta del Ministro Valditara di eliminare completamente i cellulari a scuola?

«Buongiorno a voi e agli ascoltatori! Sotto questo profilo, era un’indicazione che c’è sempre stata. Il non uso del cellulare all’interno della classe durante la lezione è un fatto oggettivo, auspicabile e raccomandato da tutti. Tati istituti hanno adottato da anni quest’idea anche nel silenzio. L’elemento che emerge è stato solo ripeterlo con maggiore forza. Lo smartphone, però è una distrazione strutturale e pericolosa per i ragazzi. Si tratta di essere lieti di tutto questo, è giusto che gli istituti si dotino degli strumenti idonei per custodire i cellulari, esistono tante modalità. C’è un livello di dipendenza dai cellulari tale da impedire ai ragazzi di concentrarsi, provocando anche un’inefficacia devastante sullo studio. Siamo preoccupati anche per l’utilizzo dei cellulari nei bambini di età molto ridotta. La tematica dell’utilizzo dei cellulari è importante anche per problemi di vista, di obesità…»

E anche di postura.

«Assolutamente. Se prima bisognava richiamare a casa i ragazzi che giocavano in strada fino a tardi, ora bisogna spingerli fuori di casa.»

Un risvolto particolarmente negativo è il bullismo sulle chat di gruppo delle classi. Sono stati raccontati episodi avvenuti durante le interrogazioni, in cui magari lo studente in difficoltà viene preso in giro nelle chat. Lo smartphone è anche grande protagonista degli atti di bullismo.

«È gravissimo che succedano queste cose, bisogna segnalarle e denunciarle. Mi piace ricordare che siamo molto attivi in oltre 250 scuole ogni anno col nostro progetto “giovani ambasciatori” contro il cyber bullismo. I ragazzi diventano protagonisti dell’iniziativa. Questi comportamenti sono inaccettabili, sono violazioni di diritti basilari della privacy.»

Per quanto riguarda invece la proposta di assegnare ai lavori socialmente utili i ragazzi che si macchiano di bullismo? È d’accordo?

«Fermo restando che l’attuale norma va in questa direzione e non viene applicata. Ci sarebbe un percorso educativo in cui si utilizzano anche i lavori socialmente utile. Sicuramente un ragazzo deve imparare a rispettare il prossimo, è una problematica che scuola e famiglia devono affrontare insieme. Anche su questo, permettetemi di denunciare che il patto di corresponsabilità educativo non viene ancora firmato e sottoscritto con il mondo delle famiglie da parte delle scuole, ed è una delle prime cose che dirò al Ministro nell’incontro che ci sarà le prossime settimane. Dobbiamo lavorare su questo, la responsabilità educativa è dei genitori e delle scuole.»

La ringraziamo Direttore!

«Buon lavoro, a presto! Buona giornata!»

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