Una modifica all’etichetta di scadenza dei cibi potrebbe ridurre lo spreco?

Etichette di scadenza degli alimenti: una semplice dicitura è causa degli sprechi? Ne parliamo con Francesco Giardina (Coldiretti).
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato della nuova etichetta di scadenza per evitare lo spreco alimentare. Per fare il punto, è intervenuto Francesco Giardina, responsabile dei consumi Coldiretti.

Buongiorno Francesco, bentornato! Nuova etichetta di scadenza per combattere lo spreco alimentare: a quali alimenti potrebbe essere applicata?

«Buongiorno a voi, grazie dell’invito. Dunque, per noi chiaramente tutte le iniziative rivolte a ridurre lo spreco sono ben accette, perché stiamo raggiungendo dimensioni molto molto gravi. Se vogliamo effettivamente fare una transizione ecologica, dobbiamo porci anche il problema del cibo che viene sprecato; noi vorremmo anche produrre meno, ma produrre di qualità. Il cibo spazzatura oggi è il principale responsabile dello spreco alimentare. Noi compriamo tanto cibo a prezzo scarso e non lo valorizziamo. La velocità con cui lo buttiamo è anche legata al fatto che diamo al cibo un valore scarso.»

Perché uno pensa “tanto costa poco”.

«Esattamente, questo è il principio. Quindi, vanno bene tutte le iniziative. Ma diciamo che questa della Commissione Europea un po’ ci lascia perplessi. Non è una grandissima rivoluzione e rischia di generare un po’ di confusione, perché stiamo trattando un argomento un po’ complesso. Sarebbe molto utile fare più una parte di educazione alimentare piuttosto che modificare queste diciture. Il problema è capirle più che altro. La richiesta della Commissione è di modificare il termine “preferibilmente”, perché i cibi si dividono in due categorie: quelli che hanno la data di scadenza e quelli che hanno il termine minimo di conservabilità. Sono due mondi diversi. Il primo sono cibi come latte, yogurt, formaggi, che hanno una data di scadenza precisa perché oltre quella data il prodotto potrebbe dare problemi alla salute; è una data perentoria, con giorno, mese e anno, va rispettata. L’altra categoria di alimenti hanno il famoso “da consumare preferibilmente entro il”, che vuol dire che quel prodotto, una volta superata la data, non dà problemi di salute, ma potrebbe cambiare i propri requisiti. Un olio extra vergine d’oliva dopo i 18 mesi, che è il periodo minimo di conservabilità, potrebbe perdere le caratteristiche che in qualche modo lo rendono extra vergine, però può essere facilmente utilizzato.»

E non fa danni, è lì la differenza, no?

«Esatto. Moltissimi consumatori leggono quella data e, una volta superata, buttano un prodotto che invece può tranquillamente essere utilizzato.»

Dal tuo punto di vista, la strategia diretta dal produttore al consumatore, con meno passaggi possibili, sta continuando a essere intrapresa da Bruxelles oppure ci stiamo perdendo?

«L’idea iniziale della Commissione era sicuramente valida, ma si è scontrata con una serie di fenomeni che si sono verificati, in primis la guerra con l’aumento dei costi e anche tutta la questione climatica. L’agricoltura è uno dei principali settori colpiti dai cambiamenti climatici. In tutto questo contesto, quel messaggio è sempre valido. Lo dico fin dall’inizio: la transazione ecologica vede protagonista l’agricoltura in maniera fondamentale. Dall’altra parte vediamo che c’è un tentativo da parte dell’Unione Europea di separare la produzione di cibo dall’agricoltura. Abbiamo sentito in questi giorni come si spinge sugli insetti.»

Francesco, stai toccando un argomento sul quale torneremo a breve, e sicuramente ci sentiremo anche su questo. Grazie di essere stato con noi!

«Grazie a voi!»

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