Spreco alimentare, dalla Legge “antispreco” al controllo delle scadenze

Da quando in Italia c'è la Legge “antispreco” 166 del 2016 i numeri dello spreco alimentare migliorano. Ce ne parla l'On. Maria Chiara Gadda.

Questa mattina in Good Morning Kiss Kiss abbiamo parlato di spreco alimentare.

Per approfondire l’argomento è intervenuta l’On. Maria Chiara Gadda, promotrice della Legge “antispreco”:

«Secondo alcune stime, lo spreco alimentare potenziale si aggira intorno ai 5,5 milioni di tonnellate, però, da quando c’è la Legge “antispreco” (2016) vengono recuperate circa 500mila tonnellate all’anno (+25% rispetto a prima). C’è da dire che il 53% dello spreco avviene nella filiera produttiva, ma il 47% avviene nelle nostre case. Alcuni giorni fa è stato pubblicato un indice internazionale che dice che siamo i secondi al mondo dopo il Canada in termini positivi. In Italia siamo migliorati molto nel recupero dei prodotti altamente deperibili (es. frutta, verdura), che sono quelli più ad alto rischio spreco. La Legge ha dato delle regole chiare ed ha semplificato la burocrazia, però va conosciuta. Io sono convinta che ancora oggi molti esercizi commerciali, tra cui pasticcerie e ristoranti, non conoscono la Legge antispreco 166 e le agevolazioni fiscali che questa comporta. Quindi dobbiamo migliorare ancora.»

«Al momento siamo migliorati nelle grandi imprese che hanno grandi quantitativi, perché poi oltre alle donazioni, questi alimenti in eccedenza possono avere altre finalità ed essere, per esempio, trasformati. Negli esercizi commerciali, dove ci sono piccoli quantitativi, è più difficile. Ma si può fare comunque qualcosa. Ci si può mettere in contatto con un’associazione di volontariato del terzo settore che è in grado di organizzarsi e che abbia i mezzi adeguati, come nel caso dei prodotti surgelati. Chi dona deve essere sicuro che la sua merce sia gestita bene. Poi fare questo lavoro di donazione ogni giorno diventerà sempre più semplice. Anche a livello burocratico è diventato tutto molto più semplice. Voglio sottolineare un’altra cosa importante, perché molti si confondono con le date di scadenza. La scadenza è tassativa e va rispettata ma, quando c’è scritto “da consumarsi preferibilmente entro” è solo un’indicazione di tipo commerciale, quindi questi prodotti possono essere consumati anche mesi dopo il termine indicato, usando il buon senso e annusando, toccando e assaggiando che non siano andati a male.»

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