Siccità in Italia: come risolvere la mancanza d’acqua?

Le soluzioni per la siccità sono poche, precise e non si può aspettare altro tempo. Ce ne parla Federica Ferrario di Greenpeace.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di siccità e di fabbisogno idrico con la responsabile campagna agricoltura di Greenpeace, Federica Ferrario.

Buongiorno Federica benvenuta! Prendiamo spunto dal documento presentato al governo e alla presidente Meloni in occasione della Giornata Mondiale Dell’Acqua. Che rimedio c’è per questa siccità? Come soddisfare la domanda di acqua per i campi?

«Buongiorno, grazie per l’invito. Permettetemi di dire una cosa travolgente che non ha mai detto nessuno: esistono i cambiamenti climatici. [ride, ndr] Per affrontare questa siccità bisogna rendersi conto delle cause, se non andiamo ad agire su quelle è difficile trovare una soluzione per gli effetti. La prima cosa che dobbiamo fare è ridurre le emissioni di gas clima-alteranti. Vuol dire che dobbiamo decarbonizzare l’Italia, bisogna smetterla di investire sulle fonti fossili e sulle infrastrutture che servono per mantenerle in vita. Quindi parliamo di carbone, di petrolio, ma anche di gas, e puntare decisamente sulle energie rinnovabili. Poi dobbiamo anche agire su come la consumiamo questa risorsa, che è unica e insostituibile. Quindi dobbiamo cambiare il modo e le quantità d’uso. Faccio un esempio. Ovviamente la fetta maggiore di acqua che usiamo, la investiamo nell’agricoltura, perché ovviamente ci serve per produrre il cibo che mangiamo. È importante andare a vedere come la utilizziamo nel settore. I dati ci dicono che abbiamo una grande sofferenza, soprattutto in Pianura Padana e nel nord, che è anche la zona che maggiormente necessita di irrigazione,e abbiamo già una fetta consistente delle future risaie che è già a rischio. Va da sé che il riso è la prima coltura che necessita di acqua, la usiamo anche per la sua coltivazione. però la seconda coltura che necessita di più acqua in Italia è il mais. Nella gran parte dei casi, il mais lo usiamo per trasformarlo in mangime, e quindi per nutrire animali, alla fine di una lunga filiera per dar da mangiare alle persone. Ecco, questo è un uso che non possiamo più permetterci in queste proporzioni.»

siccità arsura

Una domanda da un milione di dollari. Se negli anni passati un politico illuminato avesse deciso di fare tutto quello che si doveva fare, come sanare gli acquedotti e creare invasi agricoli, oggi saremmo comunque in emergenza idrica o avremmo tutto sotto controllo?

«Sotto controllo no. Saremmo in una situazione meno critica, ma se avessimo risanato la rete idrica avremmo già un grosso risparmio di acqua. Adesso una fetta importante la perdiamo in tubature bucate.»

Ed è ancora peggio, perché per ridurre le emissioni ci vuole tempo, per riparare un tubo non ci vuole così tanto.

«Esatto. Tra l’altro, non avremmo risolto il problema nemmeno costruendo 2000 invasi per il Paese, se poi non c’è l’acqua per riempirli. Se andiamo a vedere, anche gli invasi naturali, come i laghi, sono in sofferenza. È un po’ difficile e poco utile andare a creare invasi come soluzione del problema, se poi non c’è la materia prima per riempirli. Sicuramente bisogna smetterla di negare l’evidenza, scusate se ripeto una cosa così stupida: i cambiamenti climatici sono il primo comparto su cui agire. Si devono cambiare i consumi e gli utilizzi.»

Ci hai sintetizzato in maniera esemplare tutto quello su cui dobbiamo puntare l’attenzione. Speriamo di sentirci più avanti con buone notizie. Grazie davvero per tutto quello che fate.

«Grazie a voi!»

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