Rincari degli operatori telefonici e numeri sul dark web: il punto

Gli operatori telefonici aumenteranno i prezzi in base all'inflazione. I nostri numeri sono nel dark web. Ce ne parla Alessandro Longo.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato dei rincari da parte degli operatori telefonici e della diffusione di numeri privati nel dark web. Per fare il punto, è intervenuto l’esperto tech Alessandro Longo.

Buongiorno, bentornato Alessandro! Rincari degli operatori telefonici: cosa dobbiamo aspettarci?

«Buongiorno ragazzi. È la prima volta che gli operatori telefonici stabiliscono un meccanismo di rincari automatici dei prezzi in base all’inflazione. Non lo stanno facendo tutti, sono rincari che partiranno dal 2024, che però stanno iniziando a essere inseriti nei contratti. Quindi gli operatori ti dicono questo: il contratto stabilisce già in partenza che l’inflazione può far aumentare il prezzo dell’offerta, su fisso o su mobile. Ci sono anche dei meccanismi, delle formule; addirittura ci sono operatori che oltre a questo aumento hanno previsto anche un plus del 4%, oltre l’inflazione. Chiaramente, se l’inflazione diminuisce, il prezzo non scende, resta quello.»

«Quindi, cosa ci possiamo aspettare? Di ricevere comunicazioni da parte del nostro operatore, dove si dice “il tuo contratto avrà questo meccanismo”, ma anche se cambiamo operatore, aspettiamoci di trovare questa clausola nei nuovi contratti. Ora, non aspettiamoci che la misura venga per forza applicata, perché ci sono autorità di settore che potrebbero contestare il meccanismo automatico di rincaro, bisognerebbe avvisare l’utente che può eventualmente dire di no e lasciare la compagnia. Questo sarà un “campo di battaglia” nei prossimi mesi.»

Però noi iniziamo a suonare i nostri campanelli, perché è giusto farlo.

«Non ci eravamo abituati al rincaro telefonico. Diciamo la verità, negli ultimi 20 anni le tariffe sono sempre soltanto diminuite, sia sul cellulare che su internet, mentre tutto il resto è aumentato, dalla pizza al gasolio. Però adesso anche gli operatori telefonici vogliono aumentare i prezzi, ma con un meccanismo automatico, e questa è un po’ la particolarità, che non è detto sia lecita.»

A proposito di aumenti, sono aumentati i data leak, i furti di dati.

«Sì, praticamente c’è un database nelle mani di qualunque criminale, con tutti i numeri di cellulare italiani. Dico tutti perché sono più di 30 milioni di numeri. Come sono finiti in questo database? Pare che sia stato il vecchio data leak del 2019. All’epoca, con Facebook si aveva la possibilità di estrazione automatica dei numeri di telefono; ora ha chiuso questa falla, però è stata utilizzata. E i criminali hanno utilizzato quel difetto per accaparrarsi praticamente tutti i numeri del mondo, cioè di chi utilizza WhatsApp. Quindi anche di tutti gli italiani che lo usano.»

Che cosa può succedere con questi dati?

«È importante sottolineare che ci sono solo i numeri di telefono, non ci sono i nomi associati. Anche i garante per la privacy irlandese ha multato Meta per 260 milioni di euro per questo fattaccio. Insomma, adesso i criminali hanno un database da utilizzare per mandare in massa sms o messaggi WhatsApp su questi numeri. Quindi si possono tentare truffe tipo “pesca a strascico” verso milioni di numeri. Truffe, ad esempio, come “clicca qui perché c’è un pacco che ti attende” oppure “siamo la tua banca, devi cliccare qui per sbloccare il conto”. Le solite cose. Non cliccate, anche se vi sembrano messaggi credibili, la vostra banca non vi contatterà mai via sms o WhatsApp, rifiutate e bloccate tutto.»

Un ultimo aspetto molto importante, proprio in materia di privacy, che arriva dai social network, no?

«Sì. È una notizia di ieri. I regolatori di privacy hanno deciso che abbiamo un diritto. Possiamo vietare a Facebook e a tutte le aziende di Meta il tracciamento pubblicitario. Quindi, possiamo dire a queste piattaforme che non vogliamo la pubblicità personalizzata. Non è detto che sia definitivo, perché Meta può aprire un contenzioso con questi regolatori europei, sarà sicuramente una lunga battaglia, però è la prima volta che dei regolatori stabiliscono questo diritto.»

Grazie per essere stato con noi Alessandro!

«Grazie a voi, Kiss Kiss a tutti!»

Notizie del giorno

ti potrebbe interessare

Leo Gassmann è stato ospite nei nostri studi sanremesi, parlandoci della sua esibizione al Festival e dei suoi progetti futuri.
Chiara Ferragni, prima co-conduttrice del Festival di Sanremo 2023 ha indossato i cosiddetti “abiti manifesto”. Scopriamo insieme perché.