Lavoro, famiglia, relazioni: l’importanza di riconoscere i rapporti tossici

Stress, ansia, cinismo. Ci si può trovare in rapporti tossici nel proprio percorso, e nell'ambiente lavorativo possono portare al burnout.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di rapporti tossici con lo psicologo Pietro Bussotti.

Buongiorno Pietro benvenuto! Rapporti tossici: dal lavoro, alla famiglia, alle relazioni, le amicizie e anche la scuola, perché tossico è la parola del secolo?

«Ciao buongiorno! Perché siamo in un’epoca storica in cui i nostri ambienti di vita, come quello scolastico, familiare, universitario, possono diventare ambienti dove si genera tossicità e sofferenza. Per questo dobbiamo fare attenzione, un campanello d’allarme sono le nostre emozioni. Le emozioni negative non sono sempre una cosa cattiva, al contrario, spesso sono un campanello d’allarme che ci dice che qualcosa non sta andando bene e ci dobbiamo prendere cura di noi stessi. Molto diverse sono le emozioni adattative, che dovremmo tenere ben presente. Cioè quelle emozioni che ti danno quella forza per cambiare le cose che non vanno bene, ci dicono “guarda, questa è la tua energia da mettere in campo per adattarti e dare risposte alle richieste dell’ambiente”. Molto spesso le emozioni negative che noi sperimentiamo sono emozioni adattative che ci dicono che dobbiamo cambiare qualcosa e prenderci cura di noi stessi.»

Ci sono dei sintomi che ci fanno capire che siamo vicino al burnout? Ne abbiamo parlato e ricordiamo che è una patologia ufficialmente riconosciuta dall’OMS. Perché quando ci sei dentro è difficile capire a che livello sei.

«Sicuramente è difficile comprendere a che livello si possa essere, se siamo in una condizione di esaurimento delle nostre energie di adattamento che si può connotare come burnout. È difficile capire il livello, ma non è difficile comprendere che si sta male. Il burnout porta con sé cinismo, demotivazione, stanchezza cronica, ma anche meccanismi ormai non più adattativi di ansia e depressione.»

Appunto, da questa descrizione sembra l’anticamera della depressione.

«Sì, in questo caso la depressione è uno dei sintomi possibili. C’è un quadro patologico all’interno del quale possono esserci sintomi della depressione, ma anche aggressività, di cinismo, di distacco. Dove la persona che hai davanti non è più debitrice della tua attenzione, ma l’ennesima scocciatura della tua giornata.»

Leggiamo i messaggi dei nostri radioascoltatori. Alcuni ci dicono “ai nostri tempi tutto questo stress, questa tossicità c’era ma la superavamo tranquillamente, se siamo arrivati a oggi è grazie alla nostra resilienza”. C’è sempre stata questa tossicità o si è amplificata ultimamente?

«La risposta è tutt’e due. Da un lato, sì, ci sono sempre stati ambienti particolarmente tossici che facevano ammalare e facevano stare veramente male. Infatti il termine “burnout” non è per niente una novità, lo conosciamo da tempo. C’è da dire che la nostra società è diventata straordinariamente complessa. Il tipo di richieste alle quali siamo quotidianamente sottoposti sono francamente inedite e non sono nemmeno certo che come esseri umani siamo stati progettati per resistere a questo bombardamento di informazioni e a questo ritmo.»

Bisogna prenderne atto, non sentirsi deboli e parlarne. Grazie Pietro, a presto!

«A presto, grazie, Kiss Kiss a tutti!»

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