L’appello dell’Accademia della Crusca sull’insegnamento universitario in lingua italiana

La didattica universitaria in lingua italiana sta diminuendo, motivo per il quale l'Accademia della Crusca si è esposta.
Questa mattina, Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di un’allarme che riguarda la lingua italiana con il presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille.

Buongiorno presidente! Prendiamo spunto da una sua lettera in cui si parla della progressiva eliminazione della lingua italiana dall’insegnamento universitario in un futuro di monolinguismo inglese. Ci può spiegare un po’ la situazione?

«Buongiorno e grazie dell’invito! In molti corsi di laurea italiani, e in particolare nelle lauree magistrali, c’è la tendenza a svolgere l’attività di insegnamento in inglese. Perché l’inglese è la lingua internazionale, è giusto che tutti gli studenti ne siano pienamente consapevoli nel parlarlo, nel capirlo, nel leggerlo, nello scrivere. Quindi questo va bene. Ma c’è una sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che anche nei corsi in cui si pratica, giustamente, l’inglese, ci sia almeno una quota riservata all’italiano, perché l’italiano non può essere del tutto escluso. C’è un altro problema secondo me ancora più rilevante, cioè il fatto che tutti i corsi di laurea triennale, la laurea di primo livello, hanno come obiettivo il pieno possesso della lingua nazionale. Mi chiedo: se non solo i corsi magistrali, ma anche i corsi triennali vengono svolti interamente in inglese, come si fa a verificare questo sicuro possesso della lingua nazionale? Poi ci lamentiamo se avvocati e medici scrivono male, i loro referti non si capiscono, le sentenze sono poco chiare. Ovviamente va curata la lingua italiana, per curarla bisogna praticarla nello scritto, nella conversazione e così via. L’allarme riguarda questo, l’intervento specifico. Poi c’è il fatto che l’italiano è una lingua che ha un suo passato, anche di lingua della scienza, della filosofia, dell’arte. Attenzione: non dico che l’inglese non sia importante e che non debba essere conosciuto perfettamente, ma questo si deve aggiungere a una solida conoscenza dell’italiano.»

Essere in parallelo?

«In parallelo, esattamente. Anche perché le strutture delle due lingue non sono esattamente le stesse. La lingua inglese nello scritto ha periodi più brevi, quindi apparentemente può sembrare più facile scrivere in inglese, per chi lo sa, rispetto all’italiano. Bisogna continuare a scrivere e a leggere l’italiano. Anche perché fare tutto in inglese nelle lauree magistrali significa “andatevene all’estero perché qui non trovate posto”. In realtà, gli ingegneri, gli architetti, si devono relazionare anche con maestranze che non hanno una competenza dell’inglese così spiccata e devono parlare in italiano. Pensiamo ai medici con i pazienti, lì è importantissimo farsi capire.»

Grazie presidente!

«È un piacere, buona giornata e buon Dantedì!»

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