L’aceto balsamico emiliano patrimonio UNESCO: è partita la raccolta firme

L'aceto balsamico di Reggio Emilia e Modena potrebbe presto finire tra i patrimoni immateriali UNESCO. Ne parla Cristiano Casa (Visit Emilia).
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato dell’aceto balsamico, che potrebbe diventare patrimonio immateriale dell’UNESCO, con il presidente di Visit Emilia Cristiano Casa.

Buongiorno Cristiano, bentornato! L’aceto balsamico è una lunga tradizione dell’Emilia Romagna: come nasce?

«Buongiorno a tutti, grazie! Sì, è una tradizione soprattutto una tradizione dell’Emilia centrale, quindi dell’area di Reggio Emilia e Modena. Nello specifico, noi come Visit Emilia abbiamo l’area di Reggio Emilia, quindi ci concentriamo sull’aceto balsamico tradizionale reggiano. L’aceto balsamico risale già dall’epoca dei romani, per cui l’uso del mosto cotto era già una consuetudine. Ci sono tanti documenti, ma uno affascinante è quello del periodo di Matilde di Canossa; pare che nella rocca di Canossa venisse fatto ribollire questo mosto. Detto questo, la vera storia è nel prodotto, che ha tre stagionature: il bollino aragosta che arriva fino a 12 anni, il bollino argento che è sopra i 12 anni e poi il bollino oro che è addirittura sopra i 25 anni. Abbiamo questo “elisir” che invecchia grazie a questo saper fare straordinario, che spero diventi patrimonio mondiale dell’UNESCO per quanto riguarda la cultura e il saper fare di questi mastri acetai, che arrivano a ottenere questo prodotto unico. Quando lo si prova, gli altri addolcitori per insalate passano in secondo piano.»

Quando nella nostra rubrica “saluti da” ospitiamo un sindaco da quella parte dell’Emilia non manca mai di nominare le acetaie del suo territorio. Addirittura un tempo passavano in dote alle figlie.

«Sì, assolutamente, queste batterie di botti passavano tra generazioni. Abbiamo delle acetaie che hanno anni e anni, è una cultura che spero che l’UNESCO accolga tra i beni immateriali.»

Ne approfittiamo: ci dai qualche abbinamento particolare? Qualcuno dei meno noti.

«Io sono per il cucchiaino da solo perché è una roba straordinaria. Sono un purista. Detto questo, il tipico abbinamento è con il Parmigiano Reggiano, un’altra eccellenza del nostro territorio. Poi c’è qualche abbinamento particolare che ho provato e che non è male. Ad esempio, con i crostacei crudi, qualche goccia del bollino argento sui gamberi rossi di Mazzara del Vallo è particolare.»

Grazie Cristiano!

«Grazie a voi!»

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