La settimana lavorativa corta aumenta la felicità e la produttività

Su Radio Kiss Kiss, l'esperta di lavoro Chiara Bisconti ci spiega tutti i vantaggi di introdurre la settimana lavorativa corta.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato della settimana lavorativa ridotta a quattro giorni. Per fare il punto, è intervenuta con noi l’esperta di lavoro Chiara Bisconti.

Buongiorno Chiara, ben ritrovata! Quello della settimana lavorativa corta è un modello di lavoro applicabile in Italia?

«Buongiorno, è un piacere! Allora, ricordiamo che diminuire le giornate di lavoro è una conquista sociale molto forte, e va avanti con il progresso della società. La mia riposta al volo è: sì, lo dico con molto entusiasmo e raccogliendo quello delle persone con cui mi confronto. Poter lavorare con uno schema più corto libera subito energie, possibilità di vivere in modo diverso e grande felicità. La cosa interessante, alcune aziende lo stanno provando e in altri Paesi è già operativo, è che una diminuzione della settimana lavorativa aumenta la produttività. In Italia si lavora tantissimo e la produttività è molto bassa, quindi sarebbe un toccasana per il nostro Paese.»

Quali settori potrebbero esserne interessati da questa rivoluzione?

«Esatto, è proprio una rivoluzione, il modo di lavorare sta cambiando sotto i nostri occhi. Innanzitutto, 8 milioni di persone svolgono lavoro agile; la settimana corta allargherebbe questa platea. Però ci sono anche persone obbligate a recarsi fisicamente sul luogo di lavoro. Bisogna pianificare, uscire dalla concezione che la settimana corta vada dal lunedì al giovedì, ad esempio. Bisogna provare degli schemi: cambiare il giorno di chiusura a seconda dei turni, modificare il modo di pensare i turni stessi, utilizzare la fantasia. In aggiunta al lavoro agile, uno schema più corto accresce la felicità delle persone e incide positivamente sulla produttività.»

Sappiamo già di nazioni che hanno introdotto questo modello. Funziona già? Con che risultati?

«Il risultato che tutti testimoniano è che aumenta la produttività, quello che più interessa ai datori di lavoro. A iniziare sono stati, come spesso capita, i Paesi del nord Europa, con l’Islanda che ha la settimana lavorativa corta da 5 anni, ma è incredibile sapere che lo sta studiando il Giappone, un Paese dove si lavora tantissimo. Lo stanno introducendo. Funziona ovunque nel mondo, aumenta la produttività e, aggiungo, la felicità.»

Un ascoltatore ci fa notare: restando a casa cresce la natalità ma anche il consumo energetico. Bisogna affrontare tutti i punti di vista, no?

«Il lavoro agile mi ha insegnato che è proprio una rivoluzione, quindi bisogna tenere la testa aperta e con curiosità. L’alternativa non è solo stare a casa, ci sono spazi di co-work, o dappertutto. Dobbiamo rimodulare uno schema che abbiamo in testa, andando a capire, ad esempio a livello energetico, dove conviene stare. Sono convinta che il nostro modello è obsoleto: stare cinque o sei giorni nello stesso posto tutto il giorno non funziona più. La rassicurazione è vedere come già tanti Paesi ci stiano lavorando. Funziona e funziona molto bene.»

Ci aggiorneremo sicuramente, grazie Chiara!

«Grazie a voi!»

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