La musica rallenta l’invecchiamento del cervello: lo studio

Secondo uno studio condotto dall'Accademia musicale cinese delle scienze gli anziani che ascoltano musica rallentano l'invecchiamento.

La musica ci fa stare bene ed è parte delle nostre giornate. Cosa saremmo senza la nostra canzone preferita? Su cosa balleremmo nei momenti di gioia o anche di tristezza? Così i ricercatori dell’istituto di Psichiatria dell’Accademia cinese delle scienze hanno ben pensato di condurre uno studio sui benefici di questa e che possa provare che la musica porta diversi benefici al cervello umano, in particolare in quello degli anziani.

Attraverso alcune risonanze magnetiche effettuate su musicisti e non, di diverse fasce d’età, i ricercatori dell’Accademia sono riusciti a constatare che chi ha un orecchio musicale è meno propenso a sviluppare un declino audio-visivo legato all’anzianità. Così gli anziani che hanno suonato o ascoltato musica per tutta la loro vita non risultano essere colpiti dal “decadimento dell’ascolto selettivo” (la difficoltà di comprendere le parole del vicino in una stanza affollata), dimostrando di avere un orecchio più brillante rispetto a quello dei loro coetanei ed anche di tutti quei giovani che non vivono – ahimè per loro – dello stessa frequenza d’ascolto musicale dei sopracitati. D’altronde ciò è reso possibile dalla maggior attivazione delle aree frontotemporali dei musicisti, che li consente di dare priorità agli impulsi importanti e mettere da parte gli altri.

“La consuetudine a suonare uno strumento mostra di conferire dei vantaggi in almeno due importanti funzioni che declinano con l’età: la memoria e la capacità di ascoltare il parlato in presenza di un rumore di fondo”, dice Nina Kraus, direttrice dell’Auditory Neuroscience Laboratory della Northwestern University e co-autrice di uno studio pubblicato su PLoS One.

“La difficoltà di capire il parlato in presenza di rumore è fra le più diffuse lamentele degli anziani, ma la perdita di capacità uditiva legata all’età dà conto solo parzialmente di questa difficoltà che può condurre all’isolamento sociale e alla depressione”, spiega la Kraus. “E’ ben noto che persone con pressoché lo stesso profilo uditivo possono differire in maniera drastica quanto a capacità di distinguere il parlato in presenza di rumore.”

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