Istat, nascite in calo: -3.500 nei primi sei mesi del 2023

Ancora un record negativo per il tasso di natalità nel nostro paese. A segnalarlo è l’Istat nel rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente” che segnala come, nel 2022, i nuovi nati sono stati 393mila (-1,7% rispetto al 2021). Il calo trova conferma anche nei dati dei primi sei mesi di quest’anno con 3.500 nascite in meno rispetto allo stesso periodo di quello scorso. “Si tratta -spiegano dall’Istituto- di una flessione in atto dal 2008, anno in cui il numero dei nati ha registrato il valore più alto dall’inizio degli anni Duemila. In termini assoluti, la riduzione medio-annua ammonta a circa tredicimila unità, quella relativa al 2,7%. Rispetto al 2008, oggi si rilevano oltre centottantamila nascite in meno (-31,8%)”.

Tra le cause della denatalità ci sono mutamenti strutturali della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. In questa fascia di popolazione, infatti, le donne sono meno numerose di un tempo. Ma è dovuta in parte anche alla spontanea o indotta rinuncia ad avere figli da parte delle coppie. L’Istat -inoltre- rileva che se a inizio millennio le criticità riguardavano la decisione di avere un secondo figlio, le attuali e molteplici difficoltà economiche che investono il nostro paese incidono sulla scelta primaria di mettere al mondo un figlio. Negli scorsi dodici mesi, infatti, quasi un nato su due è primogenito (il 48,9% del totale). I figli di ordine successivo al primo diminuiscono invece nell’ultimo anno del 6,1%. “L’aumento dei primogeniti -viene chiarito- si inserisce nel quadro di una tendenza decrescente di lungo corso. Dal 2008 ad oggi, infatti, i nati di primo ordine sono diminuiti del 32,4% mentre quelli di ordine successivo al primo del 31,2%”.

Stabile, di contro, l’età del primo parto: 31,6 anni. Più alta per le donne italiane rispetto alle straniere (29,6). A livello territoriale l’età media alla nascita del primo figlio è più alta nel centro e nel nord Italia (32,8 e 32,5) rispetto al Mezzogiorno (32,0). Il Lazio è tra le regioni che presentano il calendario più posticipato (33 anni), mentre le madri più giovani d’Italia risiedono in Sicilia, con un’età media al parto di 31,5 anni. Per quanto riguarda invece i nomi più scelti dai genitori italiani, Leonardo mantiene il primato conquistato nel 2018. Completano il podio Francesco -che conquista due posizioni sul 2021- e Tommaso. Situazione immutata tra i nomi femminili rispetto al 2021, stabile Sofia in prima posizione, come Aurora in seconda e Giulia in terza.

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