Iran, arrestate le giornaliste del caso Amini, aggredita a morte un’altra giovane

E’ arrivata la sentenza per Niloofar Hamedi ed Elaheh Mohammadi, le due giornaliste iraniane accusate di propaganda contro lo stato e cospirazione contro la sicurezza nazionale, condannate rispettivamente a tredici e dodici anni di carcere. Avrebbero collaborato con gli Stati Uniti sul caso di Mahsa Amini, la ragazza curdo-iraniana di 22 anni che il 16 settembre 2022 morì dopo essere stata arrestata e picchiata dalla polizia morale per avere indossato male l’hijab, il velo islamico. Il suo decesso in custodia ha fatto nascere il movimento di protesta “Donna, vita e libertà” che ha portato avanti manifestazioni contro il regime a livello nazionale.

La Hamedi è stata fermata dopo avere scattato una foto ai genitori di Mahsa, ritraendoli abbracciati nell’ospedale di Teheran, in cui era ricoverata la figlia in coma. Il processo a carico della giornalista era iniziato il giorno dopo l’avvio dell’analogo procedimento contro la Mohammadi, arrestata per avere seguito il funerale della Amini a Saqez, città natale della giovane.

E come Masha Amini, anche un’altra ragazza iraniana ha perso la vita a causa di percosse. Dichiarata, infatti, la morte cerebrale della 16enne Armita Garavand che lo scorso 1 ottobre è stata aggredita da una guardia della metropolitana per essersi tolta l’hijab. Le condizioni della ragazza erano apparse fin da subito disperate. L’Iran nega la ricostruzione della brutale aggressione spiegando che Armita avrebbe sbattuto la testa, ma i filmati delle telecamere di videosorveglianza inchiodano il responsabile. Così come per il caso di Mahsa Amini, Teheran teme un’altra ondata di manifestazioni contro il regime in un periodo storico reso ancora più delicato dal rischio del coinvolgimento nell’attuale conflitto in Medioriente.

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