Il Financial Times e la decostruzione del Made in Italy

Un articolo del Financial Times ha messo in discussione la tradizione dei prodotti Made In Italy. Ne parla con Lorenzo Bazzana (Coldiretti)
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato dei prodotti della tradizione Made In Italy messi in discussione da un articolo del Financial Times (CLICCA QUI per leggerlo). Con noi è intervenuto Lorenzo Bazzana di Coldiretti.

Bentornato Lorenzo! Allora, vogliamo dire un po’ a tutto il mondo che a forza di screditare i prodotti italiani si possono mandare sulla strada lavoratori di aziende e comincia a diventare un po’ problematica la questione?

«Buongiorno! Sembra sia diventato uno sport mondiale cercare di venire a erodere lo sfarzo dei prodotti italiani. La cosa strana è che ci sia qualcuno che si presta a questo tipo di operazioni perché ci vorrebbe più cautela. Ma queste sono tecniche di comunicazione. Se uno avesse scritto le stesse cose dicendo che la ricetta del Parmigiano Reggiano nel corso dei millenni è stata migliorata e concretizzata, non sarebbe successo niente. Qualcuno è furbo e scrive che è più simile a quello del Wisconsin per vendere qualche copia in più.»

Chiariamo l’equivoco: carbonara, tiramisù, panettone e parmigiano sono e restano dei classici del Made In Italy?

«Innanzitutto stiamo confondendo delle cose con altre cose. Il Parmigiano ha una Denominazione di Origine Protetta che ha tutto un suo percorso. Gli altri sono prodotti che hanno delle ricette, che hanno una tradizione, che hanno un’interpretazione differente in vari territori e in varie nazioni. Sono prodotti che in Italia vengono fatti i un certo modo, che hanno un certo pregio, ma sono una cosa differente rispetto a un prodotto come il Parmigiano Reggiano.»

È meglio specificare che questi tipi di marchi non vanno screditati. L’Unione Europea dovrebbe aiutarci in questo senso, lo sta facendo?

«Lo sta facendo sul proprio territorio, nel senso che nell’ambito dei 27 Paesi dell’Unione Europea c’è questa protezione, nei confronti di altri Paesi servono degli accordi bilaterali che molto spesso trovano degli ostacoli, perché in quei Paesi sono stati registrati prodotti usurpati di prodotti europei e diventa difficile per l’UE riuscire a fare in modo che quei nomi vengano rispettati nei territori.»

Perché Alberto Grandi, storico dell’alimentazione e docente all’Università di Parma, non viene punzecchiato o non cita le fonti? Perché non si prendono provvedimenti verso queste persone?

«Questo è un libro scritto qualche anno fa in cui vengono fatte delle ricostruzioni e in cui si fanno delle ipotesi e delle considerazioni. La cosa particolare è che vengano riprese e utilizzate come una clava contro i prodotti italiani.»

Sempre in momenti cruciali, come la candidatura del Parmigiano all’UNESCO.

«Va bene tutto, noi siamo passati nel 2022 a 60,7 miliardi di euro di esportazione di prodotti agroalimentari. Nel 2021 erano 52 miliardi. Il trend di crescita ci dice che il mondo apprezza i prodotti agroalimentari italiani, quindi il problema non esiste, se uno ne vuole parlar male i problemi sono i suoi. Noi andiamo avanti per la nostra strada di qualità e coerenza perché evidentemente le persone apprezzano.»

Grazie Lorenzo!

«Grazie a voi!»

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