Grano, lo stop all’accordo Russia-Ucraina fa schizzare il prezzo della pasta

Piatto forte della dieta mediterranea, la pasta rischia di diventare un lusso. E’ un paradosso, naturalmente. Ma gli aumenti sono sempre dietro l’angolo: una volta sono le materie prime, un’altra i rincari dei carburanti per i trasporti, i costi dell’energia, l’inflazione e chi più ne ha più ne metta. Ora è colpa della guerra tra Russia e Ucraina, le cui conseguenze riverberano di nuovo sui prezzi, dopo una prima fiammata solo temporaneamente calmierata dall’accordo mediato da Onu e Turchia scaduto il 17 luglio.

Lo stop al trasporto via nave del grano ucraino sul Mar Nero imposto da Mosca (che non ha visto soddisfatte alcune sue richieste su fertilizzanti e petrolio) fa rischiare un caro-pasta del 10% e poco importa che il blocco sia, in parte, bypassato dal trasporto sul Danubio. Quando c’è d’aumentare, subito si aumenta. In  caso contrario, i ribassi arrivano solo quando si profilano nuovi rincari. E stavolta -come se non bastasse- sulla vicenda pesano le 60mila tonnellate di grano distrutte e un crollo della produzione fino al -60% a causa degli effetti del clima. Insomma, ce n’è abbastanza per essere preoccupati.

Assoutenti, che prevede un rialzo delle quotazioni della materia prima sui mercati internazionali, lancia l’allarme: un chilo di spaghetti salirebbe dagli attuali 2,09 a 2,29 euro, all’incirca venti centesimi di aumento proprio mentre iniziava il trend al ribasso dovuto all’accordo durato poco meno di dodici mesi. In soldoni, se un nucleo di quattro persone spende in media 1.320 euro all’anno per pane e cereali (ovvero pasta, riso, crackers e grissini, ma anche gallette e così via) un aumento dei prezzi al dettaglio del 10% per i prodotti derivati dal grano determinerebbe un aggravio di spesa da 132 euro annui a famiglia solo per costi diretti. Il prezzo del pane, supererebbe, invece la soglia dei 4 euro al chilo (ma al sud è ancora facile trovarlo a 3,10-3,30 euro, ndr).

Tornando alla pasta, in base agli ultimi dati ufficiali forniti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo più caro si registra a Pescara (con una media di 2,50 euro kg), seguono Cagliari, Genova e Macerata. La città più economica per spaghetti, rigatoni e penne risulta essere Cosenza (1,47 euro kg), davanti a Benevento, Palermo e Catanzaro.

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