Giovani sempre più isolati: quanto incide la tecnologia?

Oggi come oggi, viviamo un allarme isolamento per quanto riguarda i giovani: come affrontare la situazione? Ne parla Antonio Affinita (MOIGE)
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di giovani e isolamento. Per rispondere a qualche importante domanda, è intervenuto il direttore di MOIGE Antonio Affinita.

Buongiorno direttore! Com’è la situazione?

«Buongiorno a voi e agli ascoltatori. Beh, effettivamente la situazione post-pandemica e quello che ha creato ai ragazzi lo stiamo pagando e pure con gli interessi. Una situazione di grande disorientamento, derivante da questo clima che si è creato. Inoltre, un utilizzo inappropriato della tecnologia non aiuta. La gestione della relazione, dello stare insieme, è vissuta con grande difficoltà. Dico con paura che immagino che questo Natale il cellulare diventi un elemento di interposizione senza essere messo da parte. Infatti, lancerei un grande appello: spegnete il cellulare durante le cene e i pranzi di Natale.»

Quindi ci sta dicendo che appena si entra in casa, scherzosamente e con le dovute cautele, si prende uno scatolone e si mettono tutti i cellulari dentro.

«Assolutamente sì. E una grande radio come voi si può fare portavoce di un consiglio del genere. Noi dobbiamo recuperare la relazione umana, che è una relazione analogica. Sicuramente la tecnologia ci aiuta con parenti e amici lontani, ma al contempo dobbiamo recuperare il bello di guardarsi occhi negli occhi.»

Quanto possono essere responsabili di tutto questo i social network?

«La loro responsabilità è significativa, in quanto si è spinto su un loro uso eccessivo, anche in età giovane, in cui non si è in grado di gestirsi. Hanno fatto pochissimo, invece, per formare le nuove generazioni in modo responsabile. Si deve riflettere su questo fatto oggettivo, purtroppo c’è poca consapevolezza della gravità derivante dal cattivo uso del web. Anche le famiglie sono state lasciate sole, perché poi si innescano tutta una serie di dinamiche, a partire dal fatto che sui social sono accettati i minorenni, senza dare ai genitori la possibilità di conoscere e controllare ciò che i figli fanno sui social. Questo è un aspetto di natura normativo-giuridica di dimensioni enormi, sviluppatosi in un silenzio complice delle istituzioni. Visto che per la Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo che per la Costituzione i genitori sono i primi educatori, non gli unici ma i primi, credo che questi debbano recuperare la consapevolezza di cosa fanno i figli sui social. Siamo coscienti di cosa fanno nel cortile sotto casa, ma non sul web?»

Secondo molti, il problema nasce a monte, perché non ci sono più gli oratori o i posti in cui i ragazzini giocano col pallone. Quindi, qualcuno pensa che i genitori debbano impegnarsi a mettere di più in comunicazione i figli con gli altri.

«Certo. Vanno valorizzati, e questa è una dinamica di alcuni progetti che stiamo creando anche con i bambini e i genitori. Bisogna tentare di coinvolgerli, e i genitori devono giocare un ruolo di collegamento anche di favorire dei momenti relazionali. È un percorso da avviare, ne parleremo con diversi componenti del governo nelle prossime settimane. Bisogna recuperare le relazioni e la loro centralità.»

Direttore, ci aggiorneremo presto! Intanto la ringraziamo, Kiss Kiss a lei!

«Mi raccomando, fate un Natale cellular free

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