Giovani e vandalismo: le responsabilità, tra lockdown e istituzioni adulte

Il vandalismo è diffuso anche nelle nuove generazioni, ma la prof. Carmen Leccardi dà la maggior responsabilità al mondo adulto.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato di giovani e vandalismo. Per rispondere a qualche domanda, è intervenuta Carmen Leccardi, professoressa di sociologia della cultura all’Università Bicocca di Milano.

Buongiorno prof, benvenuta! Risse, vandalismo, da quello che leggiamo nei comportamenti di molti giovani si va oltre la maleducazione, i ragazzi di oggi ci sembrano mine vaganti, qual è la sua analisi?

«Buongiorno a voi. Dunque, intanto, per tutte le ricerche, oltre ai contatti che ho avuto in questi anni, vorrei spostare l’attenzione dai comportamenti dei giovani all’atteggiamento delle istituzioni adulte. In primo luogo, la scuola naturalmente. Dopo i due anni circa di lockdown, in termini generali l’aggressività, la violenza e l’insofferenza sono aumentate. Poi, per i giovani non dobbiamo dimenticare cosa ha significato stare due anni chiusi da qualche parte o vedersi clandestinamente, perché il lockdown impediva la quotidianità ai ragazzi, cioè il confronto, la relazione, lo scambio. Io penso che anzitutto, in questa, fase stiamo vivendo gli esiti di questa situazione estrema non voluta da nessuno, ma certamente molto pesante.»

Quindi sta affermando che la matrice principale di tutto questo è il periodo pandemico? Ha amplificato?

«Sì, ha usato il termine adatto, ha amplificato. Ma dietro c’è dell’altro. A mio giudizio, questa società in cui viviamo sembra non garantire un futuro ai ragazzi. Quindi, se si vive giorno per giorno, lasciarsi andare a quello che è anche un rito di gruppo, come la bullizzazione o l’atto di violenza gratuito, può diventare purtroppo una normalità, e non può esserlo. Perché ovviamente, per vivere insieme dobbiamo in primo luogo ascoltarci e rispettarci l’un l’altro. Dobbiamo, secondo me, prende atto che come istituzioni adulte, anzitutto la scuola, non essere in grado di garantire un’idea di futuro controllabile ai più giovani può provocare una condizione di insofferenza e di piccola violenza gratuita, che non è mai giustificabile. Quindi, che fare?»

Ecco, che fare? Sappiamo che può darci un messaggio di speranza.

«Fermo restando che nulla può giustificare gli atti violenti, dobbiamo anche chiederci cosa possiamo fare in quanto adulti per costruire un clima differente. È importante che le scuole non dedichino momenti di ascolto e dialogo unicamente nei momenti di co-gestione, che durano due o tre giorni nelle scuole secondarie. La mia idea, e non solo mia, è che le scuole potrebbero farlo, e richiede ovviamente anche un investimento.»

È quindi la scuola il luogo di partenza.

«Esatto.»

Grazie prof, buon lavoro!

«Grazie a voi!»

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