Fringe benefit: cosa sono? Devono essere erogati obbligatoriamente?

In tanti non sanno cosa sono i fringe benefit, che fanno invece parte del welfare aziendale e sarebbero previsti da molti contratti.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato dei fringe benefit con l’esperta di lavoro Chiara Bisconti.

Buongiorno Chiara bentornata! Quali sono le novità sui fringe benefit nella nuova manovra e chi può usufruirne?

«Buongiorno, grazie! Partiamo dicendo di cosa stiamo parlando. I fringe benefit è una possibilità di dare del reddito aggiuntivo a chi lavora in azienda, quindi se si ha un contratto da dipendente. Non concorre a formare il suo reddito base, quindi non è tassato né per il dipendente né per l’azienda nel modo consueto. È un modo concreto di poter dare servizi e accesso a convenzioni, senza che questo concorra alla tassazione pesante che conosciamo, quella del reddito normale. È una possibilità che le aziende usano, si chiamano benefit nel senso che le aziende hanno la libertà di decidere se farlo o non farlo.»

Quindi non sono obbligatori?

«No.»

Nonostante diventino strutturali nel mondo del lavoro.

«Allora, strutturali vuol dire che questo governo ha deciso che questa possibilità può rimanere. Ha dato dei tetti più alti rispetto al passato. Sono 1.000 euro per tutti i dipendenti e 2.000 per chi ha figli, ricordando però che prima erano 3.000, quindi da una parte ha alzato ma dall’altra ha abbassato. Diciamo che le aziende non amano moltissimo una manovra come questa.»

Infatti, la domanda è proprio questa: le aziende che li mettono a disposizione cosa ci guadagnano? Oppure cosa non ci perdono.

«Essendo reddito aggiuntivo, per l’azienda è un costo. Paradossalmente, è un costo che costa meno. Se do 1.000 euro a un mio dipendente ne mette in tasca 500, se glieli do attraverso il fringe benefit ne avrà in tasca davvero 1.000 come possibilità di spesa.»

E l’azienda paga 1.000 euro?

«L’azienda può dedurli, quindi paga anche meno di mille euro. Ma non sono così amati per due motivi. Il primo è che l’azienda deve comunque tirar fuori dei soldi in più, è un extracosto. Due, se guardiamo a un livello un po’ più alto, la manovra va a dare una possibilità a una categoria di lavoratori che già ha tante possibilità. I fringe benefit escludono tutto il mondo della pubblica amministrazione, tutte le partite iva, i pensionati. È una misura che va un pochino dove si sta già bene.»

Però un plauso alle aziende che li fanno arrivare.

«Chi lavora in azienda li ama molto perché è netto per netto. 1.000 euro sono e 1.000 euro ti arrivano da spendere in tasca.»

Se un’azienda abbassa il contratto e aumenta i fringe benefit è etico? È possibile?

«No, non è etico. Intanto non è possibile, abbassare una retribuzione già concessa è molto complicato, per fortuna. E non è molto etico, perché è sulla retribuzione di base che si fanno i calcoli sullo standard di vita, del tenore di vita. Sui benefit che possono arrivare e poi non arrivare l’anno dopo non ci si può costruire una vita.»

Quindi ci stai confermando che non c’è la stessa garanzia sui fringe benefit che c’è sugli stipendi.

«Mi fa piacere che mi abbiate fatto questa domanda. Sono due concetti diversi, lo stipendio è la base su cui uno imposta la vita, i benefit l’azienda può usarli o non usarli, può toglierli ed è totalmente libra di fare ciò.»

Kiss Kiss a te, grazie! Ti facciamo anche i complimenti per il tuo libro “Felicità. Voci del lavoro nuovo”.

«Grazie!»

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