È nato il primo “sindacato” per animali lavoratori

Nasce il primo "sindacato" per animali lavoratori: ne ha parlato su Radio Kiss Kiss il fondatore Nicolò Bissolati.
Questa mattina, in Good Morning Kiss Kiss, abbiamo parlato del primo sindacato per animali lavoratori. Per spiegarci la sua origine e il suo funzionamento, è intervenuto con noi Nicolò Bissolati, veterinario e fondatore del sindacato.

Buongiorno, benvenuto! A chi si rivolge il sindacato degli animali e cosa si intende per animali lavoratori?

«Buongiorno! Il sindacato si rivolge agli animali da lavoro. Facciamo anche un’opera di divulgazione, per cui vorremmo cambiare la semantica, che è un po’ obsoleta, perché al giorno d’oggi gli animali sono considerati davvero lavoratori nel nostro mondo. Ci sono diritti che li tutelano, ci sono normative che sono sempre più implementate e affini alle necessità etologiche degli animali. L’animale è il nostro primo obiettivo; siamo in tre: un veterinario, un avvocato allevatore e un agronomo allevatore, e produciamo dei concetti affinché questi animali possano esprimersi al massimo in virtù di valutazioni fatte sul campo. Sono stato tra i primi a partire con le valutazioni del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale, che nasce qui a Brescia. In base a più di 500 valutazioni, abbiamo visto che ci sono alcune falle e noi interveniamo.»

Ci fai qualche esempio semplice?

«Fondamentalmente alcune falle possono essere di organizzazione, ad esempio organizzazione della rimonta, che sono gli animali che poi andranno in produzione. Gli allevatori tendono a gestire i numeri in modo abbastanza casuale. Tuttavia, tantissimi gestionali danno una visione più competa degli animali che effettivamente sono numericamente utili. Inoltre, grazie al benessere degli animali, gli animali aumentano sempre più, non sono nelle produzioni ma anche nella longevità. Anni fa, gli allevamenti erano intensivi, ma qui a Cremona e in Pianura Padana, nella zona di cui mi occupo, li definiamo addirittura “allevamenti distensivi”. Gli animali hanno delle possibilità che 20 o 30 anni fa non avevano.»

Ad esempio?

«Ad esempio, ogni vacca ha il suo letto, che viene rinnovato una o due volte al giorno. Ogni vacca ha la possibilità di poter avere accesso all’acqua utilizzando delle bacinelle più comode per la sua suzione. Qualche decennio fa c’erano le bacinelle “a flangetta”, dove l’animale spinge col muso. Ma così erogavano anche l’aria e si gonfiavano. Oppure, lo sforzo fatto dagli animali grandi era minimo, ma le stesse bacinelle per un vitello, che pesa 50 chili e non 800, sono eccessivi. Anche la tecnologia segue questi discorsi e va a impostare degli strumenti sempre più dedicati alla fisiologia degli animali.»

«Altre novità che comportano la distensione e non l’intensività dell’allevamento sono che due volte l’anno le vacche vanno a fare la pedicure. Tutte. Ci sono equipe di podologi, che sono miei colleghi veterinari, che pareggiano il piede affinché l’animale possa mangiare, riposare e bere serenamente, perché tutto quello che fa il benessere animale non è altro che incentivare e sostenere tutti quei comportamenti naturali affinché l’animale possa esprimersi al massimo. Parlavo con un allevatore da poco che ha le vacche che fanno 54 chili di media nel massimo benessere. In virtù di questo, c’è anche una riduzione dell’inquinamento. La quota energetica che l’animale consuma va tutta finalizzata nella gravidanza, nel latte e nella robustezza.»

Come per gli umani: più si sta bene, meglio si lavora.

«Io direi che gli altri settori dovrebbero imparare dall’attenzione che abbiamo noi per i nostri dipendenti bovini. Si tenta sempre di tenerli tutti insieme, perché sono animali da branco, che trovano soddisfazione dallo stare insieme.»

Nicolò, ci stai dando tante belle notizie. cominceremo a seguire il tuo “sindacato”, che ovviamente non è esattamente un sindacato.

«Volevamo chiamarlo atelier. Ma lo abbiamo fondato lunedì e l’unico modo per farci sentire era partire a bomba.»

In bocca al lupo e grazie di essere stato con noi!

«Vi saluto!»

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