Dal 4 novembre a Gubbio la mostra sui Macchiaioli: la pittura en plein air tra Francia e Italia

Dalla nascita della pittura en plein air all’eredità artistica del movimento della macchia. La mostra di Gubbio rilegge la storia dei Macchiaoli, una rivoluzionaria stagione dell’arte italiana e francese dell’Ottocento.

Alle Logge dei Tiratori si potranno ammirare oltre 70 opere, raramente visibili al pubblico, dei grandi protagonisti di questo movimento, quali Signorini, Fattori, Abbati, Lega, Cabianca, Sernesi in dialogo con quelle di alcuni dei rappresentanti della Scuola di Barbizon, quali Corot, Daubigny, Troyon, Rousseau. 

I Macchiaioli sono uno dei movimenti più importanti e più celebri della scena culturale italiana nella seconda metà dell’Ottocento. Ha proposto ricerche pittoriche d’avanguardia che per molti aspetti hanno anticipato, con sorprendente modernità, quelle proposte successivamente dagli impressionisti francesi. Dal 4 novembre 2023 al 3 marzo 2024, le Logge dei Tiratori di Gubbio (PG) ospiteranno la mostra “I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia”. L’esposizione, curata da Simona Bartolena, analizza la rivoluzione macchiaiola all’interno di un contesto europeo e in particolare i rapporti con la Francia. focalizzandosi sulle novità tecniche che i padri dell’arte en plein air hanno sviluppato sul tema del paesaggio e della pittura di genere.

Giovanni Fattori, Bovi al carro, 1868, olio su cartone, Collezione Palazzo Foresti, Carpi

Le cinque sezioni indagano i protagonisti e l’evoluzione di questo importante movimento, fondamentale per la pittura moderna italiana: dalla nascita della pittura en plein air all’eredità artistica della macchia, movimento che prese forma intorno ai tavoli del Caffè Michelangelo di Firenze. La rassegna presenta oltre 70 opere, provenienti per lo più da collezione private e quindi difficilmente visibili al pubblico, oltre che da alcune importanti istituzioni pubbliche. La mostra di Gubbio diventa quindi l’occasione per poterle ammirare in modo esclusivo.

La mostra è prodotta e realizzata da Navigare Srl in co-produzione con Diffusione Cultura con il patrocinio del Comune di Gubbio e il sostegno della Fondazione Perugia, in collaborazione con Land, ViDi cultural e ONO arte contemporanea. Partner dell’evento sono l’Istituto Italiano Design di Perugia, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, Fondazione Università delle Arti e Mestieri, con il contributo del travel partner Trenitalia. Media partner sono Radio Kiss Kiss, Perugia Today, Terni Today e Sky Arte.

La mostra – afferma la curatrice Simona Bartolenapermetterà ai visitatori a immergersi in un momento storico e culturale molto vivace, da cui emergeranno i fermenti di rivolta di questi nuovi pittori, insieme alle loro forti personalità artistiche e umane. La scena artistica francese del XIX secolo è notissima e sempre molto apprezzata dai visitatori delle grandi mostre. L’Ottocento italiano, invece, è ancora poco raccontato. Proprio per questo riserva ancora numerosi motivi di interesse, sorprendendo per la sua complessità e per la straordinaria qualità degli artisti. A Gubbio si dipanerà un suggestivo racconto che farà rivivere un ventennio d’oro dell’arte italiana, tra l’esperienza a Barbizon e le gustose caricature realizzate al Cafè Michelangelo, tra scene nei campi e un pomeriggio a Montemurlo. Si tratta per lo più di opere di piccole dimensioni, adatte ad essere trasportate appunto en plein air, a volte anche su sopporti improvvisati che celano aneddoti e storie personali. Come ad esempio uno splendido quadro di GiovanniFattori, dipinto dietro il coperchio di una scatola per sigari. Sono opere che sembrano piccoli studi, come appena abbozzati, e hanno tutto il sapore di quadri realizzati al volo, appunto dal vero. Il clima in cui nasce la macchia era goliardico, fatto di amici e personaggi di tutta Italia che si incontravano a Firenze e trovano qui spunto per la loro piccola rivoluzione. Lo spettatore della mostra scoprirà, mediante citazioni, stralci di racconti scritti, approfondimenti biografici e spiegazioni tecniche, la vera importanza storico-artistica della pittura macchiaiola, troppo spesso nota solo per la piacevolezza delle sue tavolette”. 

Telemaco Signorini, Santa Maria Novella, 1860, olio su cartone, collezione privata

Nella seconda metà dell’Ottocento, Firenze è una delle capitali culturali più attive in Europa e diventa ben presto – prima grazie alle politiche moderate del Granduca e poi per il suo ruolo nevralgico nelle vicende unitarie – punto di riferimento per molti intellettuali provenienti da tutta Italia. Intorno ai tavoli di un caffè cittadino, il Michelangelo, si riunisce un gruppo di giovani artisti accomunati dallo spirito di ribellione verso il sistema accademico e dalla volontà di dipingere il senso del vero. Il nome “macchiaioli”, usato per la prima volta in senso dispregiativo dalla critica, viene successivamente adottato dal gruppo stesso in quanto incarna perfettamente la filosofia delle loro opere. Un’attenzione particolare sarà data in mostra al rapporto con la Scuola di Barbizon, come riferimento fondamentale nella nascita della pittura di paesaggio en plein air. Oltre a capolavori firmati dai principali esponenti del movimento macchiaiolo, quindi, verranno esposte alcune opere realizzate da artisti quali Corot, Daubigny, Troyon, Rousseau, ma anche degli italiani Giuseppe e Filippo Palizzi, per esplorare il tema del paesaggio e della scena all’aria aperta prima della nascita dell’impressionismo.

Il racconto proseguirà poi nell’esplorazione delle straordinarie novità proposte dai macchiaioli nella scena artistica italiana del tempo, con opere firmate da artisti quali Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi.

Sullo sfondo di un’Italia impegnata nelle fasi finali del Risorgimento, la mostra analizza la rivoluzione macchiaiola nei suoi più diversi aspetti, dalle sue origini nella seconda metà degli anni cinquanta, agli anni settanta, quando la ricerca pittorica del gruppo, ormai perduta l’asprezza delle prime prove, acquisisce uno stile più disteso, aperto alla più pacata tendenza naturalista che andava diffondendosi in Europa. I Macchiaioli furono un fenomeno di dimensione europea, non qualcosa di provinciale come spesso la critica ha presentato, ma piuttosto parte fondamentale di una nuova tendenza europea alla lettura del paesaggio dal vero e del realismo.

Giuseppe Palizzi, Pastorello e capre presso la via Appia, olio su tavola, collezione privata
SEZIONI DELLA MOSTRA

La nascita della pittura en plein air

La prima sezione della mostra racconta l’evoluzione della pittura “del vero dal vero”, partendo dall’esperienza – preziosissima anche per gli artisti italiani – dei pittori del cenacolo di Barbizon. Insieme ad alcune loro opere, saranno esposti anche dei lavori degli artisti italiani che alle ricerche dei barbizonniers hanno attinto e contribuito (come, ad esempio, Giuseppe e Filippo Palizzi), ma anche di pittori importanti per i futuri sviluppi della pittura di paesaggio, quali Antonio Fontanesi. La sezione si chiude con un’opera di Serafino De Tivoli che, grazie alle conoscenze acquisite durante un viaggio a Parigi, porterà ai colleghi del Caffè Michelangelo novità e conferme importanti.

Cos’è la macchia?

La seconda sezione chiarisce “la macchia” dal punto di vista tecnico, chiarendo le novità introdotte dal movimento nato intorno ai tavoli del Caffè Michelangelo. Attraverso le opere di alcuni grandi protagonisti del gruppo si ha modo di avvicinarsi alla tecnica macchiaiola, alle sue caratteristiche salienti e ai motivi della sua carica rivoluzionaria. Imperdibili sono anche le caricature che i frequentatori del locale fiorentino amavano farsi vicendevolmente. Una testimonianza storica straordinaria, necessaria a comprendere il clima in cui si è sviluppata la vicenda macchiaiola.

Il paesaggio

La terza sezione riunisce una serie di piccoli-grandi paesaggi macchiaioli, realizzati in anni diversi. Le opere esposte offrono anche l’occasione per riflettere sui luoghi della Macchia (le campagne fiorentine, le coste di Castiglioncello e dintorni, le località tra Toscana e Liguria…) e soprattutto per sottolineare il rapporto tra la pittura di macchia e la fotografia (una relazione fondamentale per gli sviluppi della nuova pittura del vero).

La scena di genere

Il racconto del quotidiano – tra lavoratrici nei campi, mercati del bestiame e monaci a passeggio in un chiostro cittadino – è certamente uno dei temi su cui più si è esercitata la pittura di macchia, con esiti sempre innovativi. Opere quali Donne che lavorano nei campi di Cristiano Banti (Palazzo Foresti, Carpi) e Contadina al Gabbro di Silvestro Lega (collezione privata) ben introducono il visitatore in questo genere pittorico, rendendo molto evidente la modernità dell’interpretazione macchiaiola.

L’eredità della macchia

Già nel sesto decennio dell’Ottocento il gruppo macchiaiolo comincia a entrare in crisi. L’ultima sezione della mostra analizza la produzione più tarda dei principali protagonisti del movimento, prendendo in considerazione anche la loro eredità. Una selezione di opere tarde testimoniano le strade intraprese dai tre grandi maestri. Ma accanto ai loro lavori sono esposti anche alcuni capolavori di quegli artisti che, per primi, hanno raccolto il loro insegnamento e ne hanno seguito le tracce, quelli che potremmo definire gli allievi di prima generazione, come Nicolò Cannicci, i fratelli Gioli e i Tommasi.

COORDINATE MOSTRA

Titolo: “I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia”
Sede: Gubbio, Logge dei Tiratori, Corso Vannucci, 47
Data: 4 novembre 2023 – 3 marzo 2024
Inaugurazione: venerdì 3 novembre, ore 17

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