Censis, in Italia cresce lo scetticismo: ecco perché

Dal 55° Rapporto Censis si evince che in Italia cresce lo scetticismo. Ci spiega la situazione il Direttore Generale Massimiliano Valerii.

Questa mattina in Good Morning Kiss Kiss abbiamo parlato del 55° Rapporto Censis, che analizza e interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese.

Per approfondire l’argomento è intervenuto Massimiliano Valerii, Direttore Generale Censis:

«Dal Rapporto Censis 2021 si evince che c’è una fetta minoritaria di italiani, che però non va trascurata, accanto ad una ragionevole e saggia maggioranza (come quella che aderisce alla campagna vaccinale, portando l’Italia ad avere tassi tra i più alti in Europa). C’è una fetta di persone, quindi, che ha preso le distanze dagli strumenti della modernità razionale, con cui però abbiamo costruito il nostro benessere e la nostra prosperità. In solo mezzo secolo, infatti, abbiamo raddoppiato le aspettative di vita, grazie ovviamente alla scienza, ai progressi della medicina, allo sviluppo di farmaci efficaci. Oggi c’è uno scetticismo inspiegabile. La domanda da porsi è: perché c’è sfiducia negli strumenti della ragione che hanno garantito benessere e prosperità? La risposta sta in ragioni più profonde, che non vengono solo da questi ultimi due anni turbolenti, pieni di paura e incertezza.»

«Dal punto di vista socio-economico, stiamo vivendo un ciclo che lascia insoddisfazione in una porzione del ceto medio. Infatti, non ci sono più garanzie di crescita e di miglioramento delle condizioni occupazionali e sociali, come c’erano nel passato. Queste aspettative, queste “promesse della ragione”, vengono disattese e non vengono mantenute. Perciò dilaga lo scetticismo. Un esempio eclatante riguarda i giovani: nel passato si diceva di studiare, di prendere la laurea, così da poter trovare un lavoro ed avere un reddito che avrebbe migliorato la nostra condizione. Invece oggi siamo in un ciclo diverso e questa promessa non è stata mantenuta. Siamo in un periodo storico in cui, per la prima volta, i giovani sono la prima generazione che va incontro ad un futuro peggiore di quello dei propri genitori.»

«In ogni caso, bisogna comunque avere fiducia, ma per migliorare le cose è necessario risolvere alcuni nodi. Il nostro Paese, infatti, è il primo in Europa per numero di giovani che non studiano e non lavorano, ed è l’ultimo in Europa per tasso di attività femminile.»

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