Benessere aziendale: incentivi per le aziende che sostengono i lavoratori e le loro famiglie

Benessere aziendale: quali sono gli incentivi per le aziende che sostengono i lavoratori e le loro famiglie.

Le nuove previsioni Istat sul futuro demografico dell’Italia confermano una tendenza al decremento della popolazione italiana, già in calo rispetto alle rilevazioni dello scorso anno. Tra 50 anni saranno circa 47 milioni i residenti, 12 milioni in meno di quelli di oggi. Diminuiranno inoltre le coppie con figli, entro il 2041 solo una famiglia su quattro ne avrà.

Dati questi numeri, al di là degli aspetti sociologici e culturali emerge un grande problema economico perché un Paese la cui popolazione decresce è un Paese con meno prospettive, meno consumi, meno lavoratori, meno ricchezza. Il problema demografico è molto delicato poiché le pensioni vengono pagate con il contributo di chi è ancora attivo e se oggi per due pensionati ci sono tre lavoratori, nel 2050 il rapporto sarà di un lavoratore per ogni pensionato. Meno residenti, dunque, più anziani e famiglie più piccole, perché? Ci sono tanti motivi ma quello che probabilmente condiziona di più il calo delle nascite, rispetto al passato è la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, specie oggi che lavorano entrambi i genitori.

Cosa possono fare le aziende e cosa può fare lo Stato? Sicuramente c’è tanto da fare tuttavia a volte gli strumenti esistono già ma le imprese ed i lavoratori non li conoscono. Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha ammesso tra i benefit aziendali, utili ad aumentare il potere di acquisto dei lavoratori, anche la ricarica elettrica delle automobili. Ricaricare la propria auto (una sorta di “buono benzina”), a certe condizioni, rientra tra le iniziative che non vengono tassate perché di educazione all’utilità sociale. Così queste declinazioni del welfare sostengono il reddito dei dipendenti, i quali possono aumentare la loro capacità di spesa senza dover pagare ulteriori tasse. Certo non si tratta di qualcosa di utile per tutti i lavoratori: non tutti hanno l’auto elettrica, non tutte le aziende hanno investito sulle rinnovabili, ma questo è uno degli esempi per dimostrare che ci sono diverse opportunità, inutilizzate perché sconosciute ai più. Ed è il caso anche del congedo parentale per i neo-papà. Dal mese di agosto, il padre lavoratore diventa automaticamente beneficiario del congedo di 10 giorni per la nascita del figlio. Lo stabilisce un recente decreto legislativo che recependo una direttiva Ue, modifica il Testo unico sulla maternità e paternità. La legge oggi prevede 10 giorni di congedo obbligatorio per il padre lavoratore remunerato al 100% e l’estensione da sei a nove mesi per il congedo facoltativo entro i 12 anni di vita di ogni figlio. Prima poteva essere ottenuto fino ai 6 anni di età del bambino. Un bel passo in avanti verso la genitorialità condivisa, il lavoro femminile e la parità di genere. Tuttavia, il papà che vuole usufruire del congedo obbligatorio di 10 giorni deve rendersi parte attiva ed informare il datore di lavoro con almeno cinque giorni di anticipo rispetto alla data presunta del parto. Una volta che il lavoratore ne fa richiesta il datore di lavoro non può negare il congedo. Nell’ipotesi di parto plurimo, la durata del congedo raddoppia e diventa di 20 giorni consentendo ai papà di dare un contributo fattivo alle mamme. 

Il welfare aziendale è strategico perché sostenere i lavoratori nella vita privata consente di vivere meglio al lavoro. “Vivere una vita felice vuol dire vivere un lavoro felice e viceversa” dichiara l’imprenditrice Stefania Brancaccio, ed è questo quello che si chiama benessere aziendale, una situazione win win, eticamente virtuosa, dove vincono tutti perché ne beneficiano anche le imprese in termini di maggiore produttività.

Ci sono gli incentivi per le aziende attente ai lavoratori e alle loro famiglie: ne ha parlato Luca Iovine nella rubrica “Economia per tutti” insieme a Raoul.

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