Attacco hacker dei filorussi all’Italia: cosa sta succedendo

Attacco hacker dei filorussi Killnet all'Italia in queste ore. Alessandro Longo di agendadigitale.eu ci spiega cosa sta accadendo.

Questa mattina a Radio Kiss Kiss con Max e Max abbiamo parlato dell’attacco hacker all’Italia da parte dei filorussi.

Per fare il punto della situazione è intervenuto Alessandro Longo, direttore di agendadigitale.eu:

Cosa sta succedendo in queste ore? La minaccia degli hacker filorussi Killnet è reale?
«In realtà è una minaccia un po’ vuota. Non ci sono stati attacchi devastanti, come è stato annunciato l’altro ieri. Ieri sera, poi, hanno pubblicato una serie di obiettivi italiani, tra cui anche la Banca d’Italia. Quindi ci sono minacce, ma non bisogna farsi prendere dagli allarmismi, perché è quello che vogliono. Se ci fanno spaventare, gli hacker filorussi hanno già raggiunto uno dei loro obiettivi. Il fine di questi attacchi non è quello di creare danni reali al Paese, ma di infondere insicurezza nei cittadini. Manteniamo la calma e cerchiamo di coprire le vulnerabilità, in particolare per le aziende. Ci sono attacchi in corso ma sono di tipo comunicativo.»

Ci sono problemi nella cyber difesa italiana?
«I problemi ci sono sempre, ma al momento non sono falle tali da creare danni. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta lavorando per proteggerci e siamo all’inizio di un percorso per la costruzione di un Paese sicuro. La scorsa settimana è arrivata la prima strategia per la cyber security nazionale approvata dal Governo che afferma che dal 2026 saremo un Paese cyber sicuro. Quindi è un percorso che parte adesso per arrivare al 2026 con nuovi investimenti.»

Ormai è risaputo che mancano i professionisti in campo digitale. Come risolvere?
«Anche questo è un aspetto che rientra nella strategia della cyber security. Si tratterà di formare nuovi addetti, incentivare il ritorno in patria di quelli che purtroppo sono andati all’estero con stipendi adeguati. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta assumendo in prima persona. Da 80 lavoratori che sono oggi, devono diventarne 800 per legge entro il 2030, con stipendi interessanti.»

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