Mark Ruffalo, in questi giorni a Roma per le riprese del film Santo subito di Bertrand Bonello dedicato alla canonizzazione di Giovanni Paolo II, si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. L’attore statunitense ha affrontato temi personali, politici e legati alla sua carriera, soffermandosi anche sul difficile momento segnato dalla malattia.
Il dramma del tumore all’inizio della carriera
Tra i passaggi più intensi dell’intervista, Ruffalo ha ricordato il periodo in cui gli fu diagnosticato un tumore all’orecchio, arrivato proprio mentre la sua carriera sembrava pronta a decollare.
“Mi sono affidato alla famiglia, che avevo lasciato da ragazzo. Il tumore avvenne all’inizio della mia carriera, il mio volto rimase paralizzato per molto tempo dopo l’intervento chirurgico. Ero a un passo dal sogno di fare l’attore, era lì, a portata di mano. Stavo cambiando mestiere. Quando perdi tutto hai meno paura, sei più forte. Il tumore mi ha lasciato la sordità all’orecchio sinistro”.
Un racconto doloroso, che evidenzia come quel momento abbia segnato profondamente la sua vita personale e professionale.
Le parole sulla politica americana
Nel corso dell’intervista, Ruffalo ha parlato anche dell’attualità politica statunitense, esprimendo giudizi netti su Donald Trump.
“Trump dice ogni giorno cose senza senso”.
L’attore ha poi commentato lo scontro tra il presidente americano e Papa Leone XIV:
“è una commedia oltraggiosa. È qualcosa difficile da credere, d’altra parte ti dà la misura della potenza del presidente degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo”.
L’attacco a Vance
Ruffalo ha riservato parole dure anche al vicepresidente J.D. Vance, criticandone le posizioni religiose e politiche.
“Dice che il Papa deve stare attento quando parla di teologia, lo critica per la sua interpretazione erudita e colta dei Vangeli, ma lui è perfetto nello sposare il pensiero di Gesù rispetto alla violenza”.
L’impegno per Gaza e i diritti umani
L’attore ha ribadito anche il suo impegno pubblico sui conflitti internazionali, confermando la volontà di continuare a esporsi.
“Continuerò a denunciare i crimini commessi sia dal mio Paese che da Israele, il genocidio e la tortura contro Gaza e i palestinesi”.
Ruffalo è inoltre produttore esecutivo, insieme a Javier Bardem, del film Tutto quello che resta di te, incentrato su tre generazioni di una famiglia palestinese.
“Non c’è maggior conflitto che perdere i propri diritti come esseri umani”.
Le radici italiane e la coscienza sociale
Nell’intervista al Corriere della Sera, Ruffalo ha infine ricordato le sue origini italiane, legate a una famiglia umile e operaia.
“L’America è stata razzista con i primi immigrati. Conosco bene la lotta di classe di quella gente, la applico nel mio lavoro”.
Parole che raccontano un attore sempre più impegnato, capace di unire carriera artistica e attenzione per i temi sociali.