Fabri Fibra: “Caos è la lontananza dalla musica. Lazza? Il futuro”

Il suo ultimo album, la sua carriera, la scena rap: l'intervista di Stefano Piccirillo a Fabri Fibra negli studi di Radio Kiss Kiss.
Sabato, in Io, Tu e il Weekend, Fabri Fibra è stato ospite nei nostri studi.

È con noi un mito, Fabri Fibra! Ciao Fabrizio, come stai?

«Ciao! Sto bene, sono onorato di essere qua, stasera suonerò a Napoli, sono in tour, tre mesi che siamo in giro.»

Se non sbaglio avete iniziato a Lugano il 6 luglio. C’è questo concetto meraviglioso che è il tuo modo essenziale di fare live: c’è un disc jokey, Double S, e c’è un microfono. È l’essenza della musica, la sincerità del rap.

«Quando ho visto il mio primo concerto rap, che credo fossero i Public Enemy, e a vent’anni di distanza quello di Mac Miller prima della sua scomparsa, la cosa che mi aveva colpito di più era la ribellione nel fatto di salire sul palco con un deejay e un microfono.»

E dire delle cose che appartengono alla vita di tutti i giorni, come cronaca, politica, stato sociale. In questo 2022 hai pubblicato “Caos”, che è un album dove guardi molto dentro di te e meno verso l’esterno. È vero?

«Sì, è il mio decimo disco. Credo in dieci dischi di aver toccato una serie di argomenti. Quando fai il rapper da ragazzino puoi essere più spericolato nelle rime, puoi osare di più e non dico essere più scorretto, ma poter essere giustificato dall’età.»

A proposito, tu tra 16 giorni fai gli anni, come ti senti?

«Sei aggiornatissimo! Mi sento pronto a festeggiare. [ride, ndr] Ma il discorso è questo, più cresci e più senti la responsabilità di quello che dici, e vuoi anche raccontarti di più. Infatti, questo disco è stato così. Ho scritto una serie di testi abbastanza introspettivi, poi ho fatto questo pezzo con Lazza e Madame che si intitola Caos, la titletrack dell’album. Ho pensato che scrivere è un modo per mettere ordine al disordine, al caos. Perciò ho unito tutti i punti e questo è il risultato.»

Tu sei un esempio per il rap italiano, ormai sei un professore dopo vent’anni di carriera. Cosa ne pensi del rap in corsivo, o quantomeno di questo tipo di traduzione.

«È qualcosa di contemporaneo, è giusto. Il rap è l’unico genere musicale che è onesto al 100%, cioè fatto da ragazzi che lo usano per migliorare la propria situazione.»

Tu fai una cosa pazzesca, ovvero che fai la rima senza fare la rima, dai l’idea di chiudere la rima ma non sempre facendola.

«Ma sai che non c’è poi così tanto bisogno di fare la rima? Cioè, far la rima spesso è una cosa pubblicitaria. Per i prodotti si fa la rima scandita. Se c’è una logica in quello che stai dicendo, basta l’assonanza. Se inizi a fare un discorso dove le parole vanno a combaciare, segui la percezione che stai facendo la rima senza farla. Dopo vent’anni che scrivi le rime son finite!»

Se ti dicessi Grandmaster Flash o Run DMC o la parte più divertente del rap, la Sugar Hill Gang, tu quale sceglieresti?

«Probabilmente i ragazzi più giovani non sanno di che stiamo parlando. Il rap è un genere che in cui non puoi isolare un artista dall’altro, ogni gruppo è servito per ispirare i successivi. I Run DMC hanno ispirato così tanta gente che gli N.W.A, il gruppo con Dr. Dre, si rifacevano a loro in qualche modo. Run DMC è il primo vinile che ho comprato, quindi…»

“Stelle” è stato un successo dell’estate 2022. Caro Fabri Fibra, quando ti affibbiano la parola “successo”, tu cosa pensi? È un cliché?

«No, fa piacere.»

Hai collaborato con tantissimi artisti di ogni genere, non solo rap. Qual è il tuo approccio col pop, te ne discosti, o comunque mantieni il tuo genere anche all’interno di collaborazioni più mainstream?

«L’approccio è sempre quello di fare musica. L’idea è quella. Il rap si presta alla perfezione, è un genere che ti fa rimescolare le carte, non c’è una regola precisa. Mi piace collaborare coi cantanti perché può sempre uscire qualcosa mai sentito prima.»

Colapesce e Dimartino, ma anche Tommaso Paradiso qualche tempo fa, con chi hai legato di più a livello empatico?

«Intanto, li saluto tutti. Ogni volta c’è un aspetto diverso. Comunque, è sempre un andare d’accordo al 100%, se no non uscirebbe la canzone.»

Quindi l’empatia ci dev’essere a prescindere.

«Sì, ognuno ha il suo carattere, quindi ogni volta è particolare, è diverso.»

Chi ti ha fatto più ridere, ad esempio?

«Ti dico sta cosa, quando fai i video ridi come un pazzo. Con Colapesce e Dimartino siamo stati due giorni a darci del lei, perché eravamo vestiti da impiegati.»

Poi “Propaganda” è tornata straordinariamente d’attualità, nemmeno stiamo a spiegare perché. Ma tu sapevi che ci sarebbero state le elezioni, hai avuto uno spoiler?

«Funzionava il ritornello, quindi ci siamo trovati su questa barca. Con Tommaso Paradiso avevamo un toro vero per il video di Pamplona

Davvero? Faceva paura?

«No, ma mi faceva ridere Tommaso che doveva fare il playback e faceva l’indifferente. Poi finiva la ripresa e diceva “madonna!” »

Cinque anni sono tanti per la pubblicazione di un disco. Quasi tre anni li abbiamo passati come sappiamo; tu hai parlato di “Caos” come di mancanza di una persona cara o della musica che ti piace. Oltre alla musica, in quel periodo cosa ti è mancato fare di più?

«Il rapporto con le altre persone sicuramente, come tutti. Il periodo del covid è stato un po’ quella sensazione in cui non sapevamo cosa sarebbe successo.»

Tu come passavi le giornate?

«Ho guardato un sacco di serie tv rimaste in arretrato.»

Allora devi ascoltare Stasera… che serie! con Lucilla!

«Lo farò!»

Nel 2015 hai pubblicato l’album “Squallor”, sei dentro le citazioni della band?

«No, è una citazione alla band mitica perché loro erano dei discografici che facevano musica dopo cena sfottendo il mainstream. Mi piaceva questo significato, perché dopo tanto tempo nell’underground ero un po’ allergico al mainstream. Non è che sono proprio dentro i testi degli Squallor. Però mi piaceva questa cosa che fossero un ingranaggio impazzito nell’industria discografica.»

Prima ti ho interrotto…

«Parlavo del brano Caos. La mia strofa parla proprio di questo, del sentimento che provi quando sei lontano da qualcosa che ti fa star bene: una persona, un lavoro, anche una sostanza se sei un tossicodipendente. Se sei tossico di musica, la lontananza dalla musica ti genera uno stato emotivo di caos.»

Non rilasci dopamina.

«Esatto, di questo parla la mia strofa in Caos. Quando dico: “Era la stessa vita nello stesso posto, gli stessi pensieri ogni giorno, fino a quando non mi sei venuta incontro”, finché non mi è venuta incontro la musica. Sembra rivolta a una persona, ma è rivolta a questo genere musicale.»

Con Madame e Lazza, a proposito, come è andata?

«Due talenti incredibili, la nuova generazione. Poi Lazza è sempre stato appassionato di rap italiano, dei dischi precedenti.»

Poi ora come ora è proprio un Re Mida, dove va mette la ciliegina sulla torta.

«Sì, è un talento incredibile. Entrambi, anche Madame, ha questa voce intensa, questa scelta delle parole oniriche.»

Ora facciamo questo gioco, “Fibra ultraveloce”. Devi rispondere alle domande il più velocemente possibile. Ci stai?

«Ho già paura!»

La nuova stella della scena rap italiana.

«Lazza.»

Il concerto più bello che hai visto.

«Il mio di stasera a Napoli.»

Un’imitazione che sai fare bene.

«Non so imitare.»

Chi vince lo scudetto?

«Il Napoli.»

Se io fossi un tuo hater, cosa mi diresti?

«Fai bene.»

È stato un vero piacere, un grandissimo onore e una bellissima emozione parlare con te.

«Anche per me, grazie per avermi invitato e ascoltate Caos

Che gran disco. Eri a Grado sulla spiaggia per la copertina?

«Esatto, la salutiamo.»

Eri di spalle nella foto, eri incazzato o che altro?

«No, è l’opposto delle altre copertine. C’era la faccia, il titolo e il nome in grande; qui sono di spalle e non c’è titolo.»

Grazie mille a Fabri Fibra!

«Ciao a tutti!»

Guarda qui l’intervista integrale di Stefano Piccirillo a Fabri Fibra

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