Pierfrancesco Favino: “Oggi accendi il cellulare e vedi che tutti hanno successo”

In occasione dell'uscita del suo nuovo film, Pierfrancesco Favino ha rilasciato qualche dichiarazione sul cinema e sulla società.

Le parole dell'attore nell'intervista uscita oggi

Uno dei più grandi attori italiani, Pierfrancesco Favino, si è raccontato per L'Espresso in occasione della presentazione del suo ultimo film L'ultima notte di Amore. La vicenda mette in mostra il rapporto di equilibrio tra giusto e sbagliato, e cosa voglia dire il successo e la ricchezza in una società sempre più cinica.

"Oggi accendi il cellulare e vedi che stanno tutti benissimo, sono in forma smagliante, hanno successo. Anche quando è evidentemente un insuccesso, te lo fanno passare come successo. - ha commentato Favino - Questo percepire che c’è sempre qualcosa di meglio di te ti schiaccia e ti mette in un angolo. Specie se sei uno come Franco, senza uno scatto di carriera in 35 anni, impossibilitato a fare un doppio lavoro. Ci sono tante persone che faticano ad arrivare a fine mese e sono subissate dal paragone di ciò che dovrebbero essere."

Il Franco di cui parla l'attore è Franco Amore, protagonista del film di Andrea Di Stefano da lui interpretato, un poliziotto non abbiente impegnato nella sua ultima notte di servizio. Come ha fatto Pierfrancesco Favino a calarsi nel ruolo?

"Io ho campato con poco per molto tempo. Ho fatto mille mestieri per pagarmi l’affitto, e non parliamo di un’era fa. Faccio questo mestiere dal 1992, fino al 2015 non sono stato pagato grandi cifre. Conosco il valore del denaro, sono uno che va a fare la spesa, alla posta, porta le figlie a scuola. Non disperdo il denaro, non ho bisogno della villa, del cuoco, del lusso sfrenato, non mi realizzo in quella dimensione. Detto questo, alla base del mio mestiere ci sono comprensione ed empatia indispensabili per abbracciare le potenzialità di chi interpreto. Senza giudizi e con tutta l’apertura mentale che posso." - la sua risposta.

E ancora: "Se domani voglio interpretare un elefante e credere di essere un elefante lo divento: mostrare al pubblico ciò che non riesce a vedere, e a volte immaginare, è la funzione di un attore."

Infine, una considerazione per il cinema italiano, forse più apprezzato all'estero che nel nostro territorio. "I nostri film piacciono, circolano, siamo noi che frustriamo le ambizioni, pur avendo armi e specificità storica per raccontare come nessuno. Dovremmo smettere di avere sudditanza psicologica per il cinema americano, che peraltro non funziona più come un tempo. Persino maestri come Spielberg raccontato se stessi e vengono sorpassati da cinematografie più stimolanti e originali." - ha concluso Pierfrancesco Favino.


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