Max Pezzali continua a essere uno degli artisti più amati della musica italiana, capace di riempire stadi e coinvolgere generazioni diverse con le sue canzoni. Eppure, nonostante una carriera costellata di successi, il cantante degli 883 racconta di convivere ancora oggi con un profondo senso di inadeguatezza.
In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Pezzali ha ripercorso alcuni momenti significativi della sua vita privata e professionale, partendo da una definizione che lo accompagna da sempre: «Sono sempre stato uno sfigatello».
Gli anni da nerd a Pavia
Prima della notorietà, delle classifiche e dei grandi concerti, c’era un adolescente che faticava a trovare il proprio posto tra i coetanei. Cresciuto a Pavia, Pezzali ricorda così quel periodo:
«Da ragazzino ero il classico nerd».
E aggiunge:
«Occhiali da miope tipo fondi di bottiglia, in disparte alle feste, incapace di stabilire contatti».
Mentre molti ragazzi della sua età inseguivano mode e relazioni, lui coltivava passioni considerate poco popolari, come il modellismo militare. Un senso di diversità che, a suo dire, non è mai scomparso del tutto.
La sindrome dell’impostore prima di ogni concerto
Nonostante l’esperienza accumulata in decenni di carriera, Pezzali racconta di provare ancora forti emozioni prima di salire sul palco.
«In quei dieci minuti che vanno dal momento in cui hai la consapevolezza che dovrai salire sul palco a quando ci salirai fisicamente mi passa di tutto per la testa».
Dietro il successo continua infatti a nascondersi quella che molti definiscono sindrome dell’impostore: la sensazione di non meritare completamente i traguardi raggiunti.
La paura che tutto possa finire
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dall’intervista riguarda il rapporto dell’artista con il successo. Più la sua carriera cresce, più riaffiora il timore che tutto possa interrompersi improvvisamente.
«Ho sempre pensato che non sarebbe durata a lungo».
Una convinzione che ancora oggi non sembra averlo abbandonato:
«Anche adesso sono in attesa di una catastrofe imminente che rimetta le leggi dell’universo in equilibrio».
Parole che spiegano in parte anche il legame che il pubblico continua ad avere con le sue canzoni, spesso dedicate alla normalità, alle amicizie, agli amori complicati e ai sogni di provincia.
La vera storia dietro “Sei un mito”
Tra i ricordi più curiosi raccontati da Pezzali c’è quello che ha ispirato uno dei brani simbolo degli 883, Sei un mito.
Era il 1992, l’anno di Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Dopo aver finalmente conquistato l’attenzione di una ragazza che considerava irraggiungibile, riuscì a uscire con lei.
«È andata bene. Ma dal giorno dopo non si è più fatta sentire».
Un episodio che sarebbe poi diventato materiale perfetto per una delle canzoni più celebri della sua carriera.
Gli anni Novanta e la nostalgia di una generazione
Secondo Pezzali, il grande ritorno di interesse per gli anni Novanta non è casuale.
«È stato l’ultimo decennio in cui esisteva una cultura pop condivisa».
Per il cantante si trattava di un’epoca di transizione, nella quale il mondo analogico era ancora predominante mentre il digitale iniziava appena a farsi strada. Il motorino rappresentava la libertà, l’occasione di incontrare gli amici e vivere esperienze senza controlli costanti.
Osservando il mondo in cui cresce suo figlio, nota come oggi smartphone e geolocalizzazione abbiano cambiato molte dinamiche sociali.
«Lascia meno spazio all’improvvisazione».
Pur evidenziando questa differenza, Pezzali non critica le nuove generazioni, che anzi definisce «piccoli eroi» per aver affrontato gli anni della pandemia.
Le canzoni del passato e il futuro della musica
L’ultimo album di inediti del cantante risale al 2020, mentre negli ultimi anni la sua attività si è concentrata soprattutto sui concerti.
Pezzali riconosce il valore emotivo che alcuni brani hanno assunto nella vita del pubblico:
«Quando hai delle canzoni che hanno rappresentato qualcosa di molto importante per tante persone in un dato momento, saranno sempre meglio di quelle nuove».
Nonostante questa consapevolezza, continua a scrivere e a lavorare sulla musica.
«C’è anche il bello dell’artigianalità».
Quanto a un eventuale nuovo disco, arriverà soltanto quando sentirà di avere qualcosa di significativo da raccontare sul presente.
Il rapporto con Claudio Cecchetto
Nel corso dell’intervista, Pezzali affronta anche la conclusione del lungo sodalizio professionale con Claudio Cecchetto.
Oggi i due non collaborano più, ma il cantante esclude qualsiasi conflitto personale.
«Nessuna guerra e nessun rancore, almeno da parte mia».
Guardando al passato, preferisce interpretare quella separazione come la naturale conclusione di un percorso condiviso.
«Ci sono delle cose che fino a un certo punto possono funzionare e poi non funzionano più. Riconosco tutto quello che ha fatto per me».
L’amore e la quotidianità
Nella parte finale dell’intervista, Pezzali parla della sua vita privata e del matrimonio con Debora Pelamatti, celebrato nel 2019.
La sua idea di amore si è evoluta nel tempo, allontanandosi dalle rappresentazioni romantiche più tradizionali.
«La vita è farsi un mazzo così».
Per il cantante, infatti, l’amore è soprattutto condivisione delle responsabilità quotidiane, delle difficoltà e dei cambiamenti che accompagnano il passare degli anni.
Oggi il valore più grande è avere accanto una persona con cui affrontare insieme «le piccole grandi battaglie di tutti i giorni».
Un artista che continua a parlare alla normalità
A distanza di oltre trent’anni dagli esordi, Max Pezzali continua a essere una figura capace di intercettare emozioni e fragilità comuni. Forse proprio perché, nonostante i traguardi raggiunti, continua a raccontarsi come quel ragazzo timido di provincia che si sentiva fuori posto e che ancora oggi, prima di salire sul palco, convive con dubbi e paure.
Una normalità che, da sempre, rappresenta il cuore delle sue canzoni e il motivo per cui il pubblico continua a riconoscersi nelle sue storie.
