Ieri, 30 aprile 2026, arriva nelle sale italiane “Nino”, il primo lungometraggio della regista francese Pauline Loquès. Il film narra la storia di Nino Clavel, un giovane parigino che, alla vigilia del suo ventinovesimo compleanno, riceve una diagnosi di cancro alla gola. Con soli tre giorni prima dell’inizio delle cure, Nino intraprende un viaggio attraverso Parigi, affrontando incontri e riflessioni che lo porteranno a confrontarsi con sé stesso e con la sua vita.
Trama: un viaggio interiore tra le strade di Parigi
Nino Clavel è un ventinovenne parigino la cui vita viene sconvolta quando scopre di avere un tumore alla gola. I medici gli concedono tre giorni prima di iniziare un trattamento invasivo, durante i quali gli affidano due compiti cruciali: trovare una persona che lo supporti durante il percorso clinico e confrontarsi con la propria eredità biologica, attraverso la preservazione della fertilità. In questo breve lasso di tempo, Nino si avventura per le strade di Parigi, incontrando amici, familiari e sconosciuti, in un percorso che lo costringe a uscire dalla sua timidezza e a riscoprire la vitalità della vita urbana.
Cast e produzione: un debutto promettente
Il film vede come protagonista Théodore Pellerin nel ruolo di Nino, affiancato da William Lebghil, Salomé Dewaels e Jeanne Balibar. La regia è affidata a Pauline Loquès, al suo esordio nel lungometraggio, che ha co-scritto la sceneggiatura con Maud Ameline. La produzione è curata da Blue Monday Productions, con distribuzione italiana a opera di Minerva Pictures.
Riconoscimenti e critica: un’opera apprezzata
“Nino” ha ricevuto un’accoglienza positiva dalla critica. Presentato in anteprima alla Settimana internazionale della critica del 78º Festival di Cannes il 18 maggio 2025, il film ha ottenuto il premio Louis Roederer per la Rivelazione a Théodore Pellerin. Successivamente, ha vinto il Gran Premio della Giuria alla XX Festa del Cinema di Roma. La critica ha elogiato l’approccio onesto e crudo al tema della malattia, sottolineando come il film eviti il melodramma per concentrarsi sull’esplorazione interiore del protagonista.