Mostra del Cinema di Venezia, Scherzetto di Martone fuori concorso: trama e cast

Alla Mostra del Cinema di Venezia 83 il film “Scherzetto”, tratto dal romanzo di Domenico Starnone, immerge nello spettro di ricordi che abitano una casa borghese, con Toni Servillo nei panni di un nonno confrontato ai suoi fantasmi interiori.

Mario Martone torna alla Mostra del Cinema di Venezia con Scherzetto, film presentato fuori concorso nella sezione Venice Open dell’83ª edizione del Festival. Tratta dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, la pellicola affida a Toni Servillo il ruolo di un uomo costretto a fare i conti non soltanto con un nipote dalla personalità travolgente, ma anche con una parte del proprio passato che credeva ormai lontana.

Il film, della durata di 105 minuti, è stato mostrato il 10 settembre alla stampa e agli accreditati in Sala Darsene, mentre la proiezione per il pubblico è in programma in Sala Grande alle 21.45 e al PalaBiennale alle 22.15. Sono previste proiezioni riservate agli accreditati anche l’11 settembre.

Un ritorno a Napoli che riapre il passato

Al centro della storia c’è Daniele Mallarico, illustratore affermato con più di settant’anni, vedovo e abituato ormai a vivere da solo a Milano. A cambiare la sua quotidianità è la richiesta della figlia Betta, che gli chiede di tornare per qualche giorno a Napoli e occuparsi del nipote Mario mentre lei e il marito Saverio sono impegnati fuori città per un convegno.

Per Daniele significa rientrare nella casa di famiglia e nella città abbandonata molti anni prima. Quello che sembra inizialmente soltanto un incarico familiare diventa però qualcosa di molto più complesso, perché il ritorno negli spazi dell’infanzia fa riaffiorare ricordi e fantasmi che il protagonista aveva cercato di lasciarsi alle spalle.

Mario, il nipote che mette in crisi il nonno

Ad attendere Daniele c’è un bambino molto diverso da quello che forse immaginava. Mario ha cinque anni, è vivace, curioso, estremamente sicuro delle proprie capacità e sempre pronto a replicare.

La convivenza tra i due si trasforma presto in una sfida continua. Giochi, provocazioni, incomprensioni e momenti più leggeri scandiscono un rapporto nel quale nonno e nipote finiscono per misurarsi quasi da avversari.

A interpretarli sono Toni Servillo, nei panni di Daniele, e Lorenzo Perrotta, che presta il volto al piccolo Mario. Nel cast figurano inoltre Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro.

La casa come spazio del confronto

Gran parte di Scherzetto si svolge all’interno della vecchia abitazione napoletana della famiglia. Le stanze e il balcone diventano lo spazio nel quale si consuma il confronto tra due persone collocate agli estremi della vita.

L’ambiente domestico assume così un peso centrale nella vicenda. Non è soltanto la casa nella quale nonno e nipote devono imparare a convivere, ma anche il luogo nel quale Daniele si ritrova davanti alla propria memoria.

Dall’esterno arrivano inoltre le voci e la vitalità della strada, mentre il balcone rappresenta un punto di contatto tra l’universo chiuso del protagonista e la Napoli che continua a vivere fuori da quelle stanze.

Tra comicità, memoria e fantasmi

La relazione tra Daniele e Mario permette a Martone di accostare registri differenti. La situazione familiare offre diversi momenti comici, ma progressivamente lascia spazio a un confronto più profondo con il tempo trascorso.

Il nonno appartiene a una fase della vita inevitabilmente rivolta anche verso ciò che è stato, mentre il bambino rappresenta energia, presente e futuro. Il loro incontro obbliga Daniele a confrontarsi con ricordi e inquietudini rimasti sospesi.

È proprio il tema dei fantasmi a occupare un posto importante anche nelle parole del regista. Martone ha spiegato: “Mi sono innamorato del romanzo di Domenico Starnone Scherzetto a cominciare dal titolo. Due personaggi agli estremi della vita, una situazione familiare spesso comica, un unico ambiente, e dei fantasmi”.

Martone: “Si sono affacciati anche i miei fantasmi”

Durante la lavorazione, la storia tratta dal romanzo di Starnone ha assunto per Martone anche una dimensione personale.

Il regista ha raccontato: “Ma lavorando al film si sono affacciati anche i miei, di fantasmi, difficili da tenere a bada, e ho cominciato a inseguirli con la macchina da presa”.

Un percorso che ha coinvolto direttamente anche Toni Servillo. Secondo Martone, per l’attore il film ha rappresentato qualcosa di più della semplice costruzione di un personaggio: “Anche per Toni Servillo non credo si sia trattato solo di interpretare un ruolo, è stata un’immersione in un campo incognito, quello dominato dalla presenza di un bambino di cinque anni che ogni giorno avrebbe potuto dirci: ‘Basta, mi sono stufato’ (è anche successo!)”.

Martone conclude con una frase che richiama proprio l’ambiguità racchiusa nel titolo: “Bene, alla fine l’abbiamo fatto, ora tutto sembra così leggero. Sembra”.

Dal romanzo di Domenico Starnone al grande schermo

Scherzetto nasce dal libro omonimo di Domenico Starnone. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Mario Martone insieme a Ippolita di Majo.

L’interesse del regista si concentra sui pochi elementi che compongono la storia: due protagonisti lontanissimi per età, una convivenza obbligata, un ambiente circoscritto e una serie di presenze del passato che tornano progressivamente a emergere.

La semplicità apparente della situazione familiare diventa così il punto di partenza per raccontare il passaggio del tempo, la memoria e la relazione tra generazioni diverse.

Il cast e la squadra tecnica

Accanto a Toni Servillo e Lorenzo Perrotta, il film vede nel cast Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro.

La produzione è di MAD Entertainment con Rai Cinema, in associazione con EDI Effetti Digitali Italiani e Picomedia.

La fotografia è firmata da Paolo Carnera, il montaggio da Jacopo Quadri e la scenografia da Carmine Guarino. Daniela Ciancio cura i costumi, Valerio Vigliar la musica, mentre gli effetti visivi sono affidati a EDI – Effetti Digitali Italiani.

Con Scherzetto, Martone concentra dunque il racconto in pochi spazi e attorno a due personaggi, trasformando l’incontro tra un nonno e un bambino in un confronto con gli anni trascorsi, la famiglia e ciò che continua a riemergere anche quando si pensa di averlo definitivamente lasciato alle spalle.

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