Jamie Vardy racconta la sua storia nel docu-film “Untold UK: Jamie Vardy”, disponibile su Netflix dal 12 maggio. Dalla vita da operaio agli allenamenti saltati con la vodka, fino alla vittoria della Premier League con il Leicester, l’attaccante inglese si confessa tra autoironia e ricordi della sua carriera.
Un percorso fuori dal comune
“Il mio non è il modo comune di fare le cose”, dice Vardy, oggi alla Cremonese. L’attaccante ripercorre la sua carriera iniziata tardi, a 25 anni, e segnata da momenti difficili. “Non credo accadrà di nuovo che un giocatore segua il mio percorso. È stata dura, davvero dura. Ma ne è valsa la pena”. Nel film, Vardy si definisce prima “idiota” e poi “buffone”, ricordando la sua irriverenza e le provocazioni a tifosi e colleghi. Nonostante il carattere scomodo, la sua dedizione al calcio viene sottolineata anche dal Guardian: a quasi 40 anni, Vardy gioca ancora in Italia. Dopo alcuni infortuni, è tornato in campo contro la Lazio. “Quando le gambe diranno che è abbastanza, allora sarà finita”.
Dagli inizi difficili alla Premier League
Vardy ricorda i tempi in cui si presentava agli allenamenti con la vodka Skittles, guadagnando 140 euro a settimana allo Stocksbridge Park Steels. A sostenerlo, gli amici di sempre e la moglie Rebekah. Il punto più alto della carriera arriva nel 2016, con la vittoria della Premier League insieme al Leicester allenato da Claudio Ranieri. “Ranieri ci ha riuniti tutti, ha visto le ultime partite della stagione precedente e non ha voluto cambiare quasi nulla. Era giusto per il gruppo che avevamo”. Vardy racconta di essere ancora in contatto con i compagni di quella squadra: “Siamo ancora in un gruppo WhatsApp. Il legame era incredibile”.
Nuove sfide e filosofia di vita
Dopo l’esperienza al Leicester, Vardy ha scelto l’Italia come nuova sfida. “Sono del tipo: finiamo oggi, andiamo a dormire e vediamo cosa ci riserva il domani. Lo so che per alcuni è fastidioso”. Nel docu-film si parla anche di momenti difficili, come la multa ricevuta dal Leicester nel 2015 per linguaggio razzista in un casinò e la scoperta dell’identità del padre biologico. Vardy conclude: “Se mi chiedeste di rifare tutto da capo, non lo farei!”.