In un’intervista rilasciata a Fanpage, Dimartino ha parlato del suo nuovo album L’improbabile piena dell’Oreto, un lavoro che segna il ritorno alla dimensione solista dopo gli anni di successo condivisi con Colapesce. Il cantautore siciliano ha raccontato il bisogno di allontanarsi dalle logiche commerciali e di tornare a una scrittura più intima, personale e profonda.
Il ritorno a Palermo e la nascita del disco
Per Dimartino il nuovo album nasce da un momento di cambiamento personale e da una riflessione esistenziale maturata negli ultimi anni. Fondamentale è stato il ritorno nella sua città natale.
“Sì, io penso che tutti i dischi nascano da una crisi. Almeno quelli veri, sentiti, quelli che pensi abbiano un senso per te in quel preciso momento storico. Sicuramente nasce da una crisi, ma è più una crisi esistenziale, dovuta probabilmente al passare degli anni. In questo periodo ho fatto un grande cambiamento: da Milano sono tornato a vivere a Palermo. Questo è stato lo scenario del disco: non poteva che essere la mia città”.
Il riferimento all’Oreto, il fiume che attraversa Palermo, diventa una metafora emotiva che accompagna tutto il progetto.
“Il fiume l’Oreto è un pretesto. La sua ‘improbabile piena’ è un pretesto per parlare di un’altrettanto improbabile piena emotiva personale”.
Un disco personale e lontano dalle logiche del mercato
Nel nuovo lavoro Dimartino recupera una dimensione più intima rispetto agli album realizzati in coppia con Colapesce. L’artista sottolinea quanto sia diverso scrivere da solo e mettere a nudo emozioni personali.
“Riprendere il filo con ‘Afrodite’ è stato ritornare a una scrittura intima. In questo disco dico cose che quasi mi vergogno a ripetere”.
Musicalmente, il disco si allontana dalle strutture pop tradizionali e abbraccia sonorità folk, post-rock e sperimentali. Una scelta consapevole, anche se meno accessibile al grande pubblico.
“È un disco difficile per il mercato attuale, ne sono cosciente. Non scalerà le classifiche radiofoniche o i palchi mainstream, ma lo trovo giusto”.
Il successo dopo Sanremo e il peso della popolarità
Dimartino ha ricordato anche il periodo successivo al successo di Musica leggerissima e Splash, spiegando come lui e Colapesce abbiano vissuto una notorietà improvvisa e travolgente.
“Per un periodo, con ‘Musica leggerissima’, eravamo meme che camminavano, non potevamo quasi girare per strada”.
Secondo il cantautore, aver raggiunto la popolarità dopo tanti anni di carriera indipendente è stato fondamentale per mantenere lucidità.
“Se non avessimo avuto tutti quei ‘no’ e quelle disillusioni, sarebbe stato difficile reggere quel successo quasi ‘da meme’”.
E aggiunge:
“Non potevo passare la vita a inseguire la ‘hit’, perché non sono mai stato quello”.
La musica come ricerca di autenticità
Nel corso dell’intervista, Dimartino ha ribadito il desiderio di proporre qualcosa di diverso rispetto al pop contemporaneo, rivendicando un’identità artistica precisa.
“Oggi nel pop molti brani sono interscambiabili, nel mio caso perderebbe di significato perché le canzoni si identificano con me stesso”.
Per il cantautore, esiste ancora uno spazio per album fuori dagli schemi e per un pubblico disposto ad ascoltare con curiosità.
“In questo momento storico credo ci sia spazio per dischi inusuali. C’è un appiattimento tale che, anche se la mia musica non ti piace, ti rendi conto che è qualcosa di diverso rispetto al pop di oggi”.
Le domande esistenziali e il senso della vita
Uno dei temi centrali dell’album è la ricerca di significato. Dimartino affronta apertamente dubbi e interrogativi universali.
“Alla fine di tutto, progettiamo, compriamo casa, facciamo figli, ci inventiamo un personaggio… ma la domanda resta: ‘Che cazzo stiamo facendo qua?’”.
Riflessioni che attraversano tutto il disco e che rappresentano, secondo l’artista, una condizione condivisa da chiunque.
“Siamo tutti senza risposte”.
Dai concerti difficili ai camerini dell’Ariston
Nel finale dell’intervista, Dimartino ripercorre due momenti simbolici e opposti della sua carriera: gli inizi difficili in Sicilia e il successo raggiunto negli ultimi anni.
“Il punto base è stato un concerto in provincia di Agrigento nel 2007. Con la mia prima band, i Famelica, cantavamo pezzi contro la mafia. Dalla piazza vuota iniziarono ad arrivare pietre sul palco”.
Poi il ricordo di uno dei momenti più surreali vissuti dopo Sanremo:
“Il punto più assurdo, invece, è stato trovarsi con Carla Bruni e Sarkozy nel camerino dell’Ariston. Ecco, la vita mi ha messo in questi due posti estremi”.
