Il dibattito sulla partecipazione dell’Iran al prossimo Mondiale torna al centro dell’attenzione internazionale. Tra tensioni geopolitiche e timori legati alla sicurezza, il tema divide istituzioni e governi, ma dal vertice del calcio mondiale arriva una posizione chiara: la squadra deve poter scendere in campo.
La posizione di Gianni Infantino
Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha ribadito con decisione la volontà di garantire la presenza dell’Iran alla competizione che si giocherà in Nord America. Secondo il numero uno del calcio mondiale, la speranza è che la situazione internazionale possa stabilizzarsi nei prossimi mesi: “Speriamo che per allora la situazione sia pacifica; questo aiuterebbe sicuramente”.
Infantino ha però sottolineato un principio per lui fondamentale: “L’Iran deve venire, naturalmente. Rappresentano il loro popolo. Si sono qualificati. I giocatori vogliono giocare”.
Tra guerra e preoccupazioni per la sicurezza
La questione si inserisce in un contesto estremamente delicato. Da un lato, il ministro dello Sport iraniano ha dichiarato che il Paese potrebbe non partecipare a causa del conflitto con gli Stati Uniti; dall’altro, il presidente Donald Trump ha espresso preoccupazione per la sicurezza degli atleti.
Uno scenario che rende incerta la presenza della nazionale, nonostante il percorso sportivo che le ha garantito la qualificazione sul campo.
Il principio: lo sport oltre la politica
Infantino ha più volte ribadito la sua visione, insistendo sulla necessità di separare lo sport dalle dinamiche politiche: “Devono giocare perché lo sport deve essere al di fuori della politica”.
Una posizione che, pur riconoscendo la complessità del momento storico, punta a preservare il valore universale della competizione sportiva.
Il tentativo di costruire un dialogo
Il presidente della FIFA ha anche raccontato di aver recentemente visitato la nazionale iraniana durante un ritiro in Turchia, sottolineando come la volontà dei giocatori sia quella di partecipare al torneo.
“Non viviamo sulla luna, ma sulla Terra”, ha aggiunto, evidenziando la consapevolezza delle difficoltà. E ha concluso con un impegno preciso: “Se non c’è nessun altro disposto a costruire ponti e a mantenerli uniti, lo faremo noi”.
Una partita che va oltre lo sport
La possibile presenza dell’Iran al Mondiale 2026 non è quindi solo una questione sportiva, ma un banco di prova per il ruolo del calcio in uno scenario globale segnato da tensioni. Tra diplomazia, sicurezza e diritto a competere, la decisione finale avrà un peso che va ben oltre i novanta minuti di gioco.