Matilde Gioli racconta il dolore e la rinascita: “Ero completamente anestetizzata…”

L'attrice Matilde Gioli racconta le sfide personali affrontate durante la sua carriera, tra la perdita del padre e un grave incidente.

Matilde Gioli si racconta senza filtri in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ripercorrendo alcuni dei momenti più delicati della sua vita privata e della sua carriera. L’attrice, madrina dell’Italian Global Series di Rimini e Riccione, parla del rapporto con il dolore, della perdita del padre, della passione per la natura e dei cambiamenti che l’hanno portata a trovare una nuova serenità.

Il ruolo di madrina

A proposito del ruolo di madrina della manifestazione, Gioli chiarisce subito il suo punto di vista: «Io non trovo il termine madrina offensivo, come ha detto qualcuno. L’hanno fatto fior di attrici».

Il debutto e la perdita del padre

L’attrice torna poi con la memoria al suo debutto cinematografico ne Il capitale umano di Paolo Virzì, un periodo segnato dalla malattia del padre Stefano.

«Ero completamente anestetizzata, non pensavo che papà sarebbe morto di lì a poco. Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare. È stato Paolo Virzì a cambiarmi il cognome, da Lojacono a Gioli che è quello di mia madre da nubile, livornese come lui. Forse, nell’inconscio, il mio sì era anche un modo di richiedere della privacy rispetto al rapporto di amore che avevo con mio padre, volevo che fosse una cosa soltanto mia».

L’inizio della carriera

L’inizio della sua avventura nel mondo del cinema è stato del tutto casuale.

«Per caso, accompagnando mio fratello a basket, nella sala accanto Paolo faceva i provini. Prima, avevo solo fatto l’albero a una recita scolastica».

L’infanzia e la famiglia

Cresciuta in una famiglia numerosa, con tre fratelli, conserva ricordi semplici ma preziosi dell’infanzia. Tra questi, il rito di guardare insieme due serie televisive diventate ormai dei classici: Il tenente Colombo e La signora in giallo.

Il dolore e la rinascita

Nel corso dell’intervista al Corriere della Sera, Gioli affronta anche il tema del dolore, spiegando come alcuni eventi abbiano segnato profondamente la sua esistenza.

«È uno spartiacque, c’è un prima e un dopo. Ne ho avuto un altro, rischiando la paralisi per un incidente a nuoto sincronizzato».

Oggi, però, si sente una persona diversa rispetto al passato.

«Fino a pochi anni fa era come se fossi rimasta un’eterna adolescente, con scelte sbagliate, sopra le righe. Ero combattiva, contro cosa non lo sapevo. Praticavo sport estremi, la montagna è il mio luogo dell’anima, facevo dislivelli di 3000 metri, tornando al buio su strade improbabili. Era un modo di sfidare il dolore. Ora ho più rispetto della vita, e la pace dentro di me. La vita per me è nella natura, lì mi rispecchio. Il dna dei miei avi, pittori macchiaioli che dipingevano casali, prati fioriti e cavalli, mi ha forgiata. Ho anche i miei cavalli e amo le giornate all’aria aperta. Mi hanno aiutata a ridurre la mia frenesia assieme alle sedute di psicoanalisi».

Il set più divertente e la passione per i cavalli

Tra i ricordi professionali più divertenti, l’attrice cita il set de I moschettieri del re di Giovanni Veronesi, che le ha lasciato anche una nuova grande passione.

«I moschettieri del re di Giovanni Veronesi, per le risate durante le riprese, c’era il servo muto che in battaglia veniva ucciso e lui a pranzo si appoggiava sulle frecce conficcate nel petto, le usava come vassoio. Poi lì è esploso il mio amore per i cavalli. Ne ho due, Nadador e Cricchetto».

Parlando proprio dei suoi animali, racconta il legame speciale che li unisce.

«Eccome, se ho una indecisione o commetto un errore, mi danno un morsetto. È un dialogo immediato, senza filtri, imparo tanto da loro. Ero iperattiva e pasticciona, con loro devo essere calma e non alzare mai la voce. Ho portato nella vita queste cose».

Il cinema e la condizione delle donne

Infine, l’attrice affronta anche il tema della parità di genere nel mondo dello spettacolo, riconoscendo i passi avanti compiuti ma senza nascondere le difficoltà vissute in prima persona.

«Un pochino sì, ma lo è molto meno che in passato. Io ho vissuto due momenti spiacevoli, la prima volta l’ho pagata perché il progetto non andò avanti, la seconda ho chiarito come stavano le cose e sono tornata sul set. La situazione per noi donne è migliorata, abbiamo tanti bei ruoli».

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