Achille Lauro, la vita lontano dalla movida e il futuro dopo X Factor: “La mia vita privata è custodita come il Sacro Graal”

Achille Lauro si racconta a Io Donna tra vita privata, inquietudine, musica, moda e la scelta di lasciare X Factor per seguire le proprie passioni.

Achille Lauro continua a vivere una fase di grande successo, ma dietro i concerti negli stadi, le trasformazioni estetiche e i nuovi progetti c’è un artista che sente ancora forte il bisogno di mettersi in discussione. In un’intervista rilasciata a Io Donna, il cantante ha parlato della sua vita privata, dell’inquietudine che lo accompagna, della scelta di lasciare X Factor e del futuro tra musica, moda e impegno sociale.

Il percorso di Comuni Immortali si è concluso davanti a decine di migliaia di persone, con il sold out allo Stadio San Siro e una serie di appuntamenti che hanno confermato la sua capacità di trasformare i concerti in veri spettacoli. Il prossimo capitolo è già in programma: nel 2027 partirà Per sempre noi, il tour che debutterà il 3 giugno al Bluenergy Stadium di Udine.

«Faccio una vita semplice. Esco poco»

Nell’intervista a Io Donna, Achille Lauro ha mostrato soprattutto il lato più riservato della sua personalità. Lontano dall’immagine pubblica costruita attraverso look, performance e provocazioni, il cantante racconta di avere una quotidianità molto semplice.

«Faccio una vita semplice. Esco poco. E tendo a proteggere chi amo», ha raccontato. La sua vita, spiega, è oggi quasi interamente concentrata sul lavoro e sulla costruzione del proprio universo creativo.

«Sono diventato esattamente la persona che avrei voluto essere: uno che lavora, crea e cerca di dare un senso alla propria vita attraverso quello che fa».

Un rapporto molto intenso con la propria attività, al punto da rendere difficile separare la dimensione pubblica da quella privata: «Molti parlano del “personaggio”, ma in realtà, per me, il personaggio non esiste. Non c’è un confine tra persona e personaggio, non c’è un confine tra lavoro e vita privata. Sono completamente assorbito».

L’inquietudine che non lo abbandona

Tra le confessioni più personali raccolte da Io Donna c’è quella legata all’inquietudine. Un sentimento che Achille Lauro considera una parte fondamentale del proprio percorso, anche se non sempre facile da gestire.

«Ne ho tanta. È una benedizione, ma anche una maledizione. Non riesco mai a vedere davvero il traguardo».

È proprio questa continua insoddisfazione a spingerlo verso nuovi obiettivi. Il cantante non sembra vivere il successo come un punto di arrivo, ma come una tappa all’interno di un percorso ancora aperto.

Ripensando agli anni dell’adolescenza nella Capitale, Lauro ha spiegato: «La mia adolescenza romana è stata piuttosto frizzante. Ma non rinnego nulla. Anzi, credo che tutti quei puntini, che allora sembravano messi lì a caso, oggi abbiano trovato un senso».

Perché ha lasciato X Factor

La decisione di chiudere la sua esperienza a X Factor è stata affrontata direttamente nel corso dell’intervista. Achille Lauro ha definito il programma un’esperienza positiva, ma ha spiegato di aver sentito il bisogno di dedicarsi alle attività che sente più profondamente sue.

«A un certo punto bisogna scegliere la vita che si vuole fare. Io sento di essere nato per fare quello che faccio. Seguo le mie vere passioni. Seguo i miei grandi amori. X Factor è stata un’esperienza bellissima. Però il tempo è limitato e bisogna scegliere le cose che senti davvero nel cuore».

Una scelta che coincide con un momento particolarmente intenso della sua carriera, tra la musica, il tour negli stadi, la moda e i nuovi progetti legati al mondo dell’immagine.

L’estetica come parte integrante della musica

Per Achille Lauro, l’estetica non è mai un elemento separato dalla musica. Abiti, gioielli, luci e scenografie fanno parte di un unico linguaggio artistico.

«Quando costruisco un brano, in realtà mi chiedo sempre come raccontarlo: attraverso un abito, una scenografia, una fotografia, una luce. È un processo naturale. È questo che mi guida. L’estetica non serve a coprire la musica. Serve a completarla».

L’artista ha inoltre spiegato di non essersi ispirato direttamente a singoli personaggi, pur riconoscendo l’importanza di figure come David Bowie, Madonna ed Elton John nella costruzione di un immaginario artistico.

«La musica è soltanto l’inizio», ha dichiarato.

«Le critiche mi feriscono» quando il lavoro viene ridotto a esibizionismo

Lau­ro ammette di non essere indifferente alle critiche, soprattutto quando il suo lavoro viene interpretato come una semplice ricerca della provocazione.

«Mi feriscono solo quando qualcuno pensa che quello che faccio sia superficiale o puro esibizionismo. Dietro ogni scelta c’è una costruzione molto seria. È come scolpire una statua e sentirsi dire che è uno scherzo».

Per il cantante, ogni dettaglio del proprio percorso artistico nasce da studio, passione e dedizione. Una visione che si riflette anche nella sua idea di estetica maschile, che considera uno degli elementi attraverso cui ha maggiormente contribuito a modificare l’immaginario contemporaneo.

La musica e l’incontro con Antonello Venditti

Tra i momenti più significativi degli ultimi mesi c’è anche l’incontro con Antonello Venditti. Achille Lauro ha reinterpretato Che tesoro che sei, brano del cantautore romano, e lo ha cantato insieme a lui allo Stadio Olimpico.

«Che tesoro che sei la canto da anni prima di salire sul palco. È una delle canzoni con cui mi scaldo insieme alla band. Ritrovarmi a cantarla all’Olimpico, a Roma, con Antonello Venditti accanto, è stata un’emozione enorme».

Un duetto che, nelle sue parole, era desiderato da tempo: «La musica funziona così: appartiene alle persone molto più che agli autori. Ci sono brani che entrano nella tua vita e diventano la colonna sonora di un periodo preciso».

La Fondazione Madre e il desiderio di restituire

Accanto alla musica e alla moda, Achille Lauro ha scelto di dedicare una parte del proprio percorso anche all’impegno sociale. La Fondazione Madre è nata per dare una struttura a iniziative già avviate in precedenza e per aiutare ragazze e ragazzi che vivono situazioni di fragilità.

Il primo progetto prevede la realizzazione di Casa Ragazzi Madre a Zagarolo, nella provincia di Roma, dove il cantante è cresciuto. La struttura dovrebbe accogliere quaranta persone in difficoltà e per la sua realizzazione è prevista una raccolta di tre milioni e mezzo di euro.

«Conosco bene certe difficoltà, tanti ragazzi che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che credesse in loro», ha spiegato.

E sul legame con il proprio passato ha aggiunto: «Mi piace pensare che, dieci anni dopo, il mio brano Ragazzi Madre (2016, ndr) abbia ispirato qualcosa di concreto. Per me è come chiudere un cerchio».

Il pubblico, i concerti e il valore del momento

Durante i suoi concerti, Achille Lauro chiede talvolta agli spettatori di mettere via il telefono. Non si tratta di un rifiuto della tecnologia, ma del desiderio di vivere pienamente l’esperienza condivisa.

«Non perché mi infastidisca. Capisco perfettamente il desiderio di portarsi a casa un ricordo. Un concerto, magari, lo si aspetta un anno intero. Però credo che ci sia qualcosa di ancora più bello: accorgersi che, per qualche minuto, migliaia di persone stanno vivendo la stessa emozione».

La musica, per lui, può creare un legame anche tra sconosciuti: «La musica crea legami anche tra sconosciuti. Per questo, a volte, chiedo persino alle persone di presentarsi a chi hanno accanto. Mi piace pensare che si ricordino davvero quel momento, non solo il video che hanno registrato».

Un futuro ancora tutto da costruire

Dalla carriera musicale alla moda, passando per la televisione e l’impegno sociale, Achille Lauro continua a guardare avanti. Nonostante i traguardi raggiunti, l’artista sembra ancora guidato dalla necessità di sperimentare e trovare nuovi obiettivi.

Il suo percorso, raccontato nell’intervista a Io Donna, è quello di un artista che ha costruito il proprio successo attraverso la dedizione, gli errori e la capacità di continuare a credere nella propria visione. E, mentre il prossimo tour negli stadi si avvicina, la sua inquietudine resta forse il motore più potente di una ricerca artistica che non sembra ancora arrivata al suo punto finale.

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