Mario Biondi: “Quando litigo con i miei 10 figli mi do la colpa e cerco di parlare con loro”

Mario Biondi racconta a La Stampa il rapporto con i suoi dieci figli, tra adolescenza, dialogo e senso di colpa, ripercorrendo anche le origini della sua carriera musicale.

Essere padre di dieci figli significa anche imparare ad accettare che ogni età abbia le proprie distanze. Mario Biondi ne parla in un’intervista a La Stampa, raccontando con sincerità il rapporto con i figli, soprattutto quando arrivano gli anni dell’adolescenza.

«I grandi vivono per conto loro, ma per Natale e compleanni tornano tutti. Poi però… gli adolescenti non tanto: è la fase “nemico pubblico numero uno”», racconta il cantante. Una fase che, per Biondi, non è nuova e che oggi affronta anche grazie al ricordo di quando era lui, da ragazzo, a cercare la propria autonomia.

Il momento più delicato, adesso, riguarda Ray, che ha intrapreso un percorso musicale nel rap e nella trap: «Ora è Ray, che suona e produce rap e trap, a vivere il momento “faccio da me”. Ci soffro ma poi passa, lo so: l’ho già vissuta più o meno con tutti».

Il senso di colpa e il dialogo con i figli

Dietro le difficoltà della paternità non c’è, per Biondi, soltanto la preoccupazione. C’è anche la tendenza a interrogarsi sulle proprie responsabilità, a chiedersi se si sia sbagliato qualcosa e a provare a recuperare attraverso il dialogo.

«Ti spiace, ti dai delle colpe (che forse hai), cerchi di parlare e risolvere con loro», spiega. È un atteggiamento che nasce anche dalla memoria personale, perché il cantante non dimentica il punto di vista di chi, un tempo, occupava l’altra parte del rapporto.

«Oggi sono papà, ma ricordo bene di quando ero io il figlio in rotta, che voleva fare tutto da solo senza interferenze», aggiunge Biondi. La sua esperienza di padre sembra così intrecciarsi con quella di figlio: comprendere l’indipendenza dei ragazzi significa anche ricordare quanto, alla loro età, fosse importante conquistare uno spazio personale.

Dieci figli, percorsi molto diversi

La famiglia di Mario Biondi comprende dieci figli, nati da diverse relazioni. I più grandi hanno ormai costruito percorsi autonomi, mentre i più piccoli sono ancora in una fase della vita in cui le scelte professionali e personali devono ancora prendere forma.

A proposito dei figli che hanno seguito, almeno in parte, la strada della musica, il cantante racconta: «Marzio, il più grande, fa l’avvocato, mi ha reso nonno di un bimbo che ha l’età dei miei più piccoli. Ma Zoe, 28 anni, canta ed è ora in tournée con Eros Ramazzotti, e anche Marica, 26, ma fa anche la modella e ha preso parte a un film con Dakota Johnson. Gli altri sono piccoli, è ancora presto…».

Il passaggio più curioso riguarda proprio Marzio: il primogenito è diventato padre, facendo di Biondi un nonno mentre in casa ci sono ancora bambini molto piccoli. Una fotografia familiare che restituisce bene la particolare ampiezza della sua esperienza di genitore.

Dalla prima compagna Monica sono nati Marzio, Zoe, Marica, Chiara, Ray e Louis Mario. Mia è nata nel 2014 dalla relazione con Giorgia Albarello, mentre dal matrimonio con Romina Lunari sono nati Mil, nel 2016, Mariaetna, nel 2020, e Matilda, nel 2024.

La musica come eredità familiare

Se alcuni dei figli hanno scelto professioni lontane dal palcoscenico, la musica è comunque rimasta una presenza importante nella famiglia. Zoe canta ed è stata indicata da Biondi come una delle figlie che hanno raccolto il testimone artistico, mentre Ray sta sperimentando il proprio linguaggio attraverso rap e trap.

Anche Marica ha un percorso trasversale: oltre alla musica, lavora come modella e ha partecipato a un film con Dakota Johnson. Una pluralità di strade che sembra rispecchiare la stessa apertura con cui Biondi racconta i propri figli: non tutti devono necessariamente seguire il percorso del padre.

Un abbassamento di voce che ha cambiato la carriera

La storia artistica di Mario Biondi è legata a un episodio apparentemente casuale. La sua caratteristica voce profonda nasce anche da una necessità: durante un ingaggio su una nave da crociera, un abbassamento di voce gli impedisce di utilizzare le note alte come aveva fatto fino a quel momento.

«Ai tempi andavano di moda le voci tenorili e quelle io riproponevo, anche se la mia oscilla su 4 ottave. Ingaggiato su una nave da crociera, ho un abbassamento di voce, i sostituti non sono previsti e faccio di necessità virtù: mi sono sparite le note alte? Proverò un’ottava sotto. L’effetto piace. E mi viene pure più facile. E allora: perché fare tutta questa fatica? Canterò in basso».

Quella che sembrava una difficoltà si trasforma quindi in una soluzione. Biondi scopre che cantare più in basso non soltanto funziona con il pubblico, ma gli risulta anche più naturale. Da quel momento, quella vocalità diventa una parte riconoscibile della sua identità artistica.

Il padre e i primi passi nella musica

Nell’intervista Biondi torna anche alla figura del padre, a sua volta cantante e musicista. È proprio attraverso di lui che il futuro crooner entra ancora bambino nel mondo dello spettacolo.

«Cantante melodico tendente al progressive, ma anche sperimentatore, nel 1983 papà partecipa e vince un festival della canzone siciliana, viene additato come un innovatore e invogliato a prendere quella strada. Ed ecco che scende per perseguire il suo sogno (e allontanarsi da nonno che continuava a osteggiarlo). È così che inizia anche il mio percorso musicale: ancora ragazzino mi esibivo con lui. Tutto bene finché non scopro le ragazze e mollo tutto, con gran rabbia sua».

La passione, però, torna poco dopo. Un incontro con un pianista gli offre una nuova occasione e lo porta al Tout Va di Taormina, locale che all’epoca rappresentava uno dei punti di riferimento della scena siciliana e che aveva ospitato artisti italiani e internazionali.

La bugia sull’età e il repertorio infinito

Per ottenere quell’ingaggio, Biondi racconta di essersi presentato come maggiorenne. La sua presenza fisica, spiega, lo aiutava a rendere credibile la storia. Ma soprattutto poteva contare su un repertorio molto ampio.

«Un paio di anni dopo incontro un pianista che, ingaggiato per la stagione al Tout Va di Taormina, sta facendo le selezioni per il cantante. Ai tempi il locale era il massimo in Sicilia: clientela internazionale, si erano esibiti i più grandi, da Califano a Bruno Martino, Buongusto, ma anche Ray Charles e Barry White. Mi spaccio per maggiorenne (con la mia stazza non faccio fatica) e depositario di un infinito repertorio di brani swing. Visto e preso, canterò di tutto, da Dalla a Ipanema, a My Way».

Da quel momento prende forma una carriera che porterà Biondi a costruire il proprio stile e a diventare una delle voci più riconoscibili del panorama italiano.

Padre e artista, due dimensioni che si incontrano

Nel racconto di Biondi, musica e famiglia finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Da una parte c’è il figlio che ricorda il rapporto con il proprio padre e gli inizi sul palco; dall’altra c’è il padre che oggi cerca di comprendere i figli e di accompagnarli mentre costruiscono la propria identità.

Il filo comune è l’indipendenza. Biondi l’ha cercata da ragazzo, l’ha trasformata in una carriera e oggi la riconosce nei suoi figli. Per questo, anche quando l’adolescenza porta distanza e conflitti, prova a non viverla soltanto come una rottura.

«Ci soffro ma poi passa, lo so: l’ho già vissuta più o meno con tutti». Una consapevolezza che sembra diventare, per un padre di dieci figli, una delle forme più concrete di pazienza.

magazine Attualità