Alla cerimonia inaugurale della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tenutasi il 2 settembre 2026, George Clooney, 65 anni, ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera. Il riconoscimento è stato conferito a un artista che ha saputo, nel corso degli anni, mescolare il talento alla coscienza, assumendo ruoli da protagonista non solo sul grande schermo ma anche nel dibattito pubblico. (
“Nessuno ride o piange in lingue diverse”
Durante il suo discorso d’apertura, Clooney ha ribadito la sua fede nell’unità dell’esperienza umana: “nessuno ride in una lingua diversa, nessuno piange in una lingua diversa”. Sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema, l’attore ha sottolineato come sentimenti potenti come la gioia, il dolore, i sogni e le preoccupazioni siano universali.
Ha proseguito affermando che “i genitori hanno le stesse preoccupazioni, i bambini hanno gli stessi sogni”, delineando un’immagine di solidarietà e comunanza che va al di là delle barriere geografiche o culturali.
Dalle origini umili al successo di Hollywood
Clooney ha anche ricordato le sue origini, quando muoversi nel mondo del cinema significava semplicemente guadagnare abbastanza per pagare l’affitto e non tornare nel Kentucky a lavorare le piantagioni di tabacco. Era un giovane attore alle prese con lavori precari, lunghe attese sul set e soprattutto con la speranza che il sacrificio prima o poi avrebbe portato a qualcosa di più grande.
Durante la masterclass annunciata per il festival, ha promesso che si dedicherà maggiormente alla famiglia: “Non farò più il regista per stare con i miei figli”, ha dichiarato. Un impegno personale che si unisce al suo tratto caratteristico: l’essere “un premio per vecchi”, secondo le sue stesse parole, ironico ma solo in apparenza.
Impegno civile e riflessioni sul presente
Non si è sottratto neppure alla politica Clooney: ha affrontato temi caldi come l’intelligenza artificiale, la libertà di stampa, i pericoli delle grandi concentrazioni di potere, e l’amministrazione americana attuale, parlando apertamente di una “cacocrazia” — un governo al potere benché meno qualificato possibile.
Ha definito la crudeltà come un linguaggio politico ormai sdoganato, denunciando l’assimilazione di retoriche estreme nel discorso pubblico. (re
Un titolo onorifico che è un gesto simbolico
Il Leone d’Oro alla carriera è stato conferito a Clooney con la laudatio di Laura Dern, in un’edizione che promette spettacolo, riflessione e grandi nomi. L’attore, regista e produttore statunitense è considerato da molti uno degli artisti più completi del suo tempo: Alberto Barbera, direttore della Biennale, lo ha descritto come “originale, appassionato, e capace di trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo”.
Mentre il mondo guarda alla Laguna per i film in concorso, le interviste, i red carpet e le anteprime, questo premio a Clooney appare non solo come un riconoscimento al passato, ma come un invito a riflettere sul presente e a non smettere mai di credere che, sotto la superficie delle differenze, la nostra umanità è condivisa.