Novak Djokovic arriva al Roland Garros 2026 dopo mesi complicati dal punto di vista fisico e con una preparazione limitata sulla terra battuta. Al Media Day di Parigi il serbo ha parlato delle sue condizioni, della fiducia ritrovata, dei complimenti a Jannik Sinner e della serata celebrativa dedicata a Gael Monfils.
Djokovic al Roland Garros 2026: le parole sulle condizioni fisiche
Djokovic ha spiegato di aver vissuto una fase delicata negli ultimi mesi. «Ho attraversato momenti difficili con il mio corpo negli ultimi sei-otto mesi. Ma sento che, se sono sano e riesco a mantenere un buon livello di freschezza, che ovviamente non sarà lo stesso all’inizio rispetto alla fine, allora credo di avere sempre ottime possibilità. L’ho dimostrato quest’anno in Australia, dove sono andato vicino a vincere un altro Slam». Il serbo si presenta a Parigi dopo aver cambiato guida tecnica, con Viktor Troicki al suo fianco, e dopo aver disputato una sola partita sulla terra battuta. A Roma è uscito all’esordio contro Dino Prizmic, ma ha spiegato il senso di quella scelta. «Volevo davvero andare a Roma per provarci e vedere come mi sentivo. Ero lontano dall’essere pronto per competere, ma avevo comunque bisogno almeno di quella partita, di provare di nuovo le sensazioni prima di arrivare al Roland Garros, che allora non sapevo se sarei riuscito a giocare o meno. Per fortuna, la risposta del corpo e la preparazione sono state positive negli ultimi dieci giorni, quindi eccomi qui».
Djokovic applaude Sinner: «Un’impresa incredibile»
Nel corso dell’incontro con i media a Parigi, Djokovic ha parlato anche di Jannik Sinner dopo il traguardo raggiunto a Roma, dove l’azzurro ha completato il Career Golden Masters a 24 anni. Djokovic, che era riuscito nello stesso risultato a 31 anni, ha voluto sottolineare la portata del momento vissuto da Sinner. «Voglio congratularmi di nuovo con lui. L’ho già fatto sui social, ma ancora una volta è un’impresa incredibile per lui e il suo team. Abbiamo parlato molto di quanto sia impressionante su tutte le superfici, e qualcuno forse si chiedeva, dato il suo stile di gioco, se sulla terra battuta potesse essere dominante quanto sul cemento. Ma ha dimostrato che è così anche lì, ed è davvero straordinario». Poi ha aggiunto: «Essere uno dei due giocatori nella storia ad aver conquistato il Golden Masters mi fa capire quanto sia difficile e impegnativo riuscirci. Quindi gli faccio davvero i complimenti, perché è un risultato enorme, e lui è ancora molto giovane. Ha tantissimo tempo davanti a sé. Credo stia inseguendo anche il Golden Slam qui, se non sbaglio. Forse è nel miglior momento della sua vita, e senza Carlos aumenta ancora di più le sue possibilità di vincere altri titoli Slam. Siamo tutti qui per cercare di batterlo e impedirgli di vincerne altri».
Monfils e il nuovo tennis di Djokovic: «Non sto diventando più giovane»
Djokovic ha parlato anche della serata celebrativa dedicata a Gael Monfils, che giocherà il suo ultimo Roland Garros. Il serbo ha partecipato all’evento insieme a Sinner e ha ricordato il rapporto con il francese. «Gael, che è stato un amico, un rivale e una persona che ho sempre ammirato e con cui sono cresciuto fin dall’età di 13-14 anni. È stata una serata meravigliosa, con un’atmosfera incredibile, e si meritava pienamente quella celebrazione della sua carriera che abbiamo vissuto ieri sera. È stato davvero bello essere lì per lui. Se lo meritava». Poi ha aggiunto: «Gael ha toccato il cuore di tantissime persone, gode del rispetto di tutti: non conosco davvero nessuno a cui non piaccia Gael. È uno dei miei giocatori preferiti da guardare». Sul piano del gioco, Djokovic ha spiegato quale direzione stia cercando. «E’ naturale, logico e razionale cercare di entrare di più nel campo, prendere la palla in anticipo e sfruttare le occasioni. Non sto diventando più giovane, questo è sicuro. E anche il corpo oggi è più difficile da gestire nelle partite lunghe. So che questo tipo di piano di gioco e di tattica è quello ideale, soprattutto nei grandi match. Non è sempre facile eseguirlo. D’altra parte ho sempre avuto enorme fiducia nella mia difesa per tutta la vita, e a volte questo mi si ritorce contro, perché finisco per correre più di quanto dovrei».
