Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci di automobilisti e imprese europee. Le rilevazioni aggiornate al 20 agosto mostrano forti differenze tra i 27 Paesi dell’Unione, con oltre un euro al litro di distanza tra gli estremi della classifica. Intanto il diesel è diventato più costoso della benzina in quasi tutta l’Ue, mentre le tensioni internazionali sulle forniture energetiche alimentano il dibattito sulle possibili misure da adottare.
Danimarca e Paesi Bassi tra i più cari
La benzina più costosa si trova in Danimarca, dove l’Euro 95 raggiunge 2,445 euro al litro, contro i 2,250 del diesel. Seguono i Paesi Bassi, con 2,329 euro per la benzina e 2,383 per il gasolio: proprio qui viene registrato il prezzo più alto dell’Ue per il diesel.
Nella parte alta della graduatoria compaiono anche Germania, con benzina a 2,239 euro e diesel a 2,266, Finlandia, rispettivamente a 2,140 e 2,318 euro, e Francia, con 2,038 e 2,199 euro.
Malta resta il Paese più conveniente
Lo scenario cambia completamente a Malta: benzina a 1,340 euro e diesel a 1,210 euro al litro. Tra i Paesi con prezzi più contenuti figurano anche Svezia, Polonia e Bulgaria.
Per la benzina, tra Malta e Danimarca ci sono 1,105 euro di differenza al litro: considerando un rifornimento di 50 litri, il divario supera i 55 euro. Per il diesel si va invece dagli 1,210 euro maltesi ai 2,383 euro olandesi.
Italia settima, benzina nuovamente sopra i 2 euro
L’Italia occupa la settima posizione europea sia per la benzina sia per il gasolio. Il 20 agosto i prezzi erano rispettivamente di 1,988 e 2,079 euro al litro, entrambi superiori alla media Ue.
Nei giorni successivi il quadro è ulteriormente peggiorato: il 24 agosto la benzina self-service ha superato i 2 euro per la prima volta dal 25 giugno, mentre il diesel ha raggiunto 2,128 euro, quasi 12 centesimi in più rispetto alla verde.
Il fenomeno riguarda gran parte dell’Europa: in 25 Stati membri su 27 il gasolio costa ormai più della benzina. Fanno eccezione soltanto Danimarca e Malta.
Il peso di accise e Iva sul prezzo finale
Le differenze europee non dipendono soltanto dal costo del prodotto raffinato, che rappresenta indicativamente il 30-35% del prezzo alla pompa ed è sostanzialmente omogeneo nel mercato unico. A incidere sono soprattutto accise e Iva, che complessivamente possono rappresentare tra il 40% e il 65% della cifra pagata.
L’Italia applica sul diesel un’accisa di 0,632 euro al litro, la più elevata dell’Unione, mentre sulla benzina è terza con 0,713 euro, dietro a Paesi Bassi e Danimarca. La media europea è rispettivamente di 0,468 euro per il diesel e 0,570 per la benzina. L’Iva italiana, al 22%, è invece vicina ai livelli mediani europei.
Extraprofitti, torna il dibattito
L’impennata dei prezzi energetici legata alle tensioni geopolitiche ha riportato al centro dell’attenzione anche la possibilità di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. Nel 2022 l’Italia aveva introdotto un contributo straordinario, mentre a livello europeo era stato adottato un meccanismo basato sugli utili superiori di oltre il 20% alla media dei quattro esercizi precedenti.
Tra le ipotesi per un nuovo intervento figurano una tassazione aggiuntiva sugli utili straordinari, un contributo concentrato sulle attività di estrazione e produzione oppure un’azione coordinata a livello europeo. Il tema resta controverso: da una parte c’è l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese, dall’altra il rischio indicato dai contrari di penalizzare gli investimenti e aumentare l’incertezza normativa.
L’allarme per trasporti e imprese
Particolarmente delicato è il rincaro del diesel, fondamentale per trasporto merci e logistica. Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, sottolinea: “I numeri del bollettino petrolifero europeo dimostrano ancora una volta che le imprese italiane, in particolare quelle del trasporto merci e della logistica, competono su un terreno reso più difficile dal peso della fiscalità energetica nazionale rispetto a molti partner Ue. Non è il mercato internazionale del greggio a penalizzarci, perché quello è identico per tutti gli Stati membri, ma le scelte di politica fiscale interna. Per questo continuiamo a chiedere un intervento strutturale sulle accise, mirato a sostenere le pmi più esposte ai costi di trasporto, prima che l’aumento del prezzo del diesel si scarichi sull’intera filiera produttiva”.
Il rischio è infatti che l’aumento dei costi non rimanga confinato ai distributori, ma attraversi progressivamente la filiera produttiva fino a incidere sui prezzi pagati dai consumatori.