Si chiude nel peggiore dei modi la stagione dei Los Angeles Clippers, eliminati in casa dai Golden State Warriors nel play-in tra nona e decima posizione a Ovest. Il punteggio finale, 121-126, racconta una partita combattuta ma decisa ancora una volta dal talento di Stephen Curry, autore di 35 punti con un impressionante 7 su 12 da tre punti. Una prestazione da fuoriclasse che ha condannato definitivamente la squadra di Los Angeles, costretta a dire addio ai playoff davanti al proprio pubblico.
Un progetto da 1,2 miliardi senza risultati
La sconfitta rappresenta l’ennesimo fallimento di un progetto costruito a suon di milioni. Dal 2019 a oggi, i Clippers hanno investito circa 1,2 miliardi di dollari in stipendi, senza però ottenere risultati all’altezza delle aspettative. L’unico vero picco resta la finale di Conference raggiunta nel 2021, mentre il resto del percorso è stato segnato da eliminazioni premature e persino due mancate qualificazioni ai playoff.
Il presidente Steve Ballmer, ex dirigente Microsoft, ha continuato a spendere senza sosta nel tentativo di portare il titolo a Los Angeles, ma le scelte fatte si sono rivelate spesso inefficaci.
Il peso delle scelte sbagliate
Uno dei momenti chiave del progetto risale al 2019, quando la franchigia decise di puntare forte su Paul George, sacrificando tra gli altri un giovane Shai Gilgeous-Alexander e diverse scelte al draft. Una mossa che oggi appare ancora più discutibile, considerando la crescita straordinaria del canadese, diventato MVP, mentre George ha lasciato la squadra nel 2024 senza portare alcun titolo e senza generare ritorni economici o tecnici.
A complicare il quadro, anche la gestione discutibile di alcuni veterani, tra cui Chris Paul, invitato a lasciare la squadra nonostante un contratto in essere. Una scelta che ha contribuito ad alimentare le critiche nei confronti della dirigenza.
Kawhi Leonard, tra investimenti e delusioni
Grande protagonista, in negativo, della serata è stato Kawhi Leonard. Dopo essere finalmente arrivato sano al momento decisivo, il due volte campione NBA ha deluso nel momento cruciale, segnando appena 2 punti nell’ultimo quarto e chiudendo con 21 totali.
Nonostante ciò, i Clippers avevano rinnovato il suo contratto nel 2024 per tre anni a 150 milioni di dollari. Una scelta che oggi pesa, anche considerando l’età del giocatore, che inizierà la prossima stagione a 35 anni. La franchigia si trova ora davanti a un bivio: continuare a puntare su di lui o valutare una cessione.
Tentativi di ricostruzione
Già nei mesi scorsi, la dirigenza aveva iniziato a muoversi verso un parziale rinnovamento del roster. Le cessioni di Ivica Zubac e James Harden hanno portato all’arrivo di un giocatore più giovane come Darius Garland, autore di 21 punti nella sfida contro i Warriors.
Una scelta quasi obbligata per una squadra che, con un’età media di 33 anni a inizio stagione, era diventata la più anziana della lega. L’inserimento di energie fresche rappresenta un primo passo, ma la strada per tornare competitivi resta lunga.
Ombre extra-campo e spese faraoniche
A peggiorare la situazione, ci sono anche questioni fuori dal parquet. La franchigia è infatti sotto indagine da parte della NBA per presunte irregolarità legate al contratto di Kawhi Leonard, che sarebbe stato aggirato attraverso accordi di sponsorizzazione con Aspiration, una banca poi fallita.
Nel frattempo, i Clippers hanno investito circa 2 miliardi di dollari nella costruzione del nuovo impianto, l’Intuit Dome Arena, simbolo di ambizione ma anche di uno sfarzo che non si è tradotto in successi sportivi.
Un fallimento difficile da ignorare
Tra scelte discutibili, investimenti enormi e risultati deludenti, il progetto dei Clippers si trasforma in uno dei casi più emblematici di spreco nella storia recente della NBA. L’eliminazione contro i Warriors rappresenta solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di delusioni.
E mentre altre squadre guardano già ai playoff, a Los Angeles resta solo il tempo delle riflessioni. E forse, quello di un inevitabile cambiamento.
