L’esclusione di Luka Doncic dalla corsa finale al premio di MVP NBA continua a far discutere. Tra i tre candidati scelti per il riconoscimento ci sono Nikola Jokic, Shai Gilgeous-Alexander e Victor Wembanyama, mentre il fuoriclasse sloveno è rimasto fuori nonostante una stagione regolare di altissimo livello.
Una decisione che ha acceso il dibattito tra tifosi, addetti ai lavori e giornalisti, soprattutto considerando i numeri fatti registrare dall’ex Real Madrid.
Una stagione da miglior realizzatore
Doncic ha chiuso la regular season come miglior marcatore del campionato con 33,5 punti di media, dato che per molti lo rendeva un candidato naturale almeno per la lista finale.
Nonostante questo rendimento offensivo straordinario, i votanti hanno scelto altri profili, lasciando fuori uno dei giocatori più spettacolari e continui della stagione.
JJ Redick non ci sta
A prendere posizione è stato anche il suo allenatore JJ Redick, che ha espresso apertamente il proprio disappunto prima della seconda gara di playoff tra Lakers e Rockets.
“Sono deluso, meritava di essere lì”, ha dichiarato il tecnico, difendendo il proprio giocatore e sottolineando come l’esclusione sia difficile da comprendere alla luce della stagione disputata.
Rachel Nichols spiega il no a Doncic
Tra i giornalisti chiamati a votare c’è anche Rachel Nichols, che ha spiegato i motivi della sua scelta di non inserire Doncic tra i principali candidati.
“È il favorito principale per l’MVP in questo momento? No, non lo è. È perché bisogna giocare su entrambi i lati del campo per otto mesi di stagione? Sì, è così”, ha dichiarato.
Parole che riportano al centro del dibattito il contributo difensivo dello sloveno, spesso considerato l’aspetto meno convincente del suo gioco.
I miglioramenti difensivi non bastano
La stessa Nichols ha comunque riconosciuto i passi avanti compiuti da Doncic.
“È migliorato, sono quella che insiste di più nel dire che Luka non è il peso difensivo che molti pensano. Quando arrivano i playoff, gli importa in modo diverso. Gioca in maniera diversa, ma questo è un premio che riguarda tutta la stagione e vale per entrambe le fasi di gioco”, ha aggiunto.
Secondo questa lettura, dunque, il talento offensivo dello sloveno non sarebbe bastato a compensare una valutazione complessiva inferiore rispetto agli altri candidati.
Il dibattito resta aperto
L’esclusione di Doncic dalla corsa all’MVP è destinata a far discutere ancora a lungo. Da una parte ci sono statistiche eccezionali e prestazioni da leader assoluto, dall’altra criteri che premiano l’impatto totale su attacco e difesa.
Per molti tifosi si tratta di una vera ingiustizia. Per altri, invece, il verdetto riflette semplicemente ciò che oggi richiede il premio individuale più prestigioso della NBA.
