Yayoi Kusama, le 10 opere più famose e dove vederle

Dalle zucche alle Infinity Mirror Rooms: dieci opere simbolo di Yayoi Kusama e i luoghi dove vederle.

Yayoi Kusama, una delle artiste più riconoscibili e influenti dell’arte contemporanea, è morta il 14 agosto 2026 a Tokyo all’età di 97 anni. La notizia è stata resa pubblica il 27 agosto dalla fondazione che porta il suo nome. Nata nel 1929 a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, ha trasformato pois, specchi, zucche, fiori e ripetizioni ossessive in un linguaggio artistico unico. Dalle installazioni immersive alle sculture, ecco dieci delle sue opere più celebri e i luoghi dove sono state esposte o possono essere ammirate.

Accumulation No. 1

Realizzata nel 1962, è considerata la prima scultura di Kusama. Una poltrona viene completamente ricoperta da protuberanze bianche in tessuto, anticipando uno dei temi centrali della sua ricerca: la ripetizione compulsiva delle forme. L’opera appartiene alla collezione permanente del MoMA di New York.

Dots Obsession

Pois, specchi e grandi elementi gonfiabili trasformano lo spazio in un ambiente immersivo. La serie Dots Obsession, sviluppata in diverse versioni, è stata ospitata in numerose esposizioni internazionali, tra cui una celebre installazione presentata in Francia nel 2008.

Narcissus Garden

Presentata per la prima volta nel 1966 durante la Biennale di Venezia, l’installazione è composta da centinaia di sfere riflettenti. Il pubblico vede la propria immagine moltiplicarsi sulle superfici, diventando parte stessa dell’opera. Nel 2019 una nuova versione con circa 1.500 sfere è stata proposta a New York.

Infinity Mirror Room

Le stanze degli specchi infiniti sono probabilmente le creazioni che più hanno contribuito alla fama globale di Kusama. Una delle installazioni più suggestive fa parte della collezione del Museo Guggenheim di Bilbao, dove specchi e sfere luminose creano l’illusione di uno spazio senza fine.

Self-Obliteration

Realizzata tra il 1966 e il 1974, mette in scena sei manichini femminili intorno a un tavolo, completamente avvolti da colori e motivi ripetuti. Kusama sviluppa così il concetto di “auto-obliterazione”, cioè la dissoluzione dell’individualità nell’ambiente circostante.

Phallic Girl

Anche Phallic Girl, del 1967, appartiene alla serie Accumulation. Il manichino ricoperto da forme falliche ripetute rimanda alle paure e alle ossessioni che l’artista ha trasformato in materia creativa. L’opera è stata presentata anche al Martin-Gropius-Bau di Berlino.

Grand Orgy to Awaken the Dead at MoMA

Nel 1969 Kusama organizzò al MoMA di New York un happening non autorizzato con persone nude nella fontana del museo. L’azione aveva anche un significato di protesta nei confronti dello spazio riservato agli artisti viventi nelle grandi istituzioni culturali.

Pumpkin

La grande zucca gialla ricoperta da pois neri è diventata uno dei simboli assoluti della produzione di Kusama. Una delle versioni più conosciute si trova davanti al mare al Benesse Art Site Naoshima, in Giappone, diventando un’icona del paesaggio dell’isola.

Gleaming Lights of the Soul

Creata nel 2008, combina specchi, luci e tecnologia per moltiplicare all’infinito i punti luminosi. L’installazione fu realizzata per una delle sedi della Biennale di Liverpool, sviluppando ulteriormente la ricerca di Kusama sulle Infinity Mirror Rooms.

Fireflies on the Water

Una stanza buia, specchi, luci sospese e una superficie d’acqua danno vita a uno spazio apparentemente infinito. Fireflies on the Water è una delle installazioni più fotografate dell’artista e si trova nella collezione del Whitney Museum of American Art di New York.

Con la morte di Yayoi Kusama si chiude una carriera durata oltre settant’anni. Dall’avanguardia newyorkese degli anni Sessanta al successo mondiale raggiunto soprattutto dagli anni Novanta, la “regina dei pois” ha lasciato immagini immediatamente riconoscibili e un universo artistico destinato a continuare a vivere nei principali musei del mondo.

magazine Attualità