Silvia Salemi porta a teatro una parte profondamente personale della propria storia. In un’intervista a Leggo, la cantante ha raccontato la genesi di La voce nel cassetto, il one woman show in debutto il 31 agosto al Teatro Nido dell’Aquila per il Todi Festival. Al centro c’è Laura, la sorella morta a cinque anni per un tumore, e una vecchia audiocassetta che ha avuto un ruolo decisivo nella vita dell’artista.
La voce di Laura custodita in una cassetta
Salemi ha spiegato quanto sia preziosa per lei quella registrazione: «Avere una cassetta che riproduce fedelmente la voce di Laura rappresenta per me un reperto dal valore inestimabile, perché quella voce non potrei più ricostruirla in nessun altro modo».
Quando la madre scoprì che la malattia di Laura era incurabile, seppe anche di essere incinta di Silvia. Dopo la morte della sorella, avvenuta quando lei aveva un anno e mezzo, la casa precipitò nel silenzio e la bambina smise di parlare.
«Ho imparato prima a cantare che a parlare»
A cinque anni Silvia trovò in un cassetto un registratore. Premendo play sentì Laura e, nella stessa registrazione, anche la propria voce da piccolissima. Da quel momento iniziò da sola a provare a parlare, lontano dagli altri.
«All’inizio riuscivo a produrre soltanto dei suoni, poi quei suoni sono diventati canzoni e attraverso le canzoni sono tornate anche le parole. Ho imparato prima a cantare che a parlare».
Il percorso rimase segreto per circa un anno. Il primo giorno di scuola salutò improvvisamente la madre con un “Ciao”, lasciandola incredula. Da lì sarebbero arrivati la gavetta, il Karaoke di Fiorello, Castrocaro e Sanremo Giovani.
I capelli rasati come dichiarazione di esistenza
A 19 anni Salemi si presentò con i capelli completamente rasati, una scelta che oggi collega a un disagio profondo: «Volevo essere vista. Dentro di me portavo quello che definisco un peccato ancestrale: l’idea di essere arrivata nel momento sbagliato e di non dover nascere».
Quel taglio diventò una forma di ribellione: «Sono nata, ci sono, esisto».
Dopo Sanremo tornò anche nell’ospedale in cui Laura era stata curata, incontrando i bambini del reparto oncologico. Per lei quella visita assunse un significato particolare, quasi come se la sorella continuasse ad accompagnarla attraverso la musica.
Dieci anni lontana dalle scene per le figlie
Nell’intervista a Leggo, Salemi ha parlato anche della scelta di fermarsi per dieci anni per crescere le figlie. Una decisione che ammette abbia avuto conseguenze professionali importanti.
«Nel nostro mestiere, se non ci sei per dieci anni, quando torni rischiano di non ricordare neppure come ti chiami».
Nonostante questo, non ha rimpianti: «Rifarei quella scelta ogni giorno».
Il legame con Laura non si è mai spezzato
Oggi anche le figlie le fanno domande sulla zia che non hanno mai conosciuto. Salemi descrive quel legame come qualcosa che continua a produrre effetti nella sua vita.
Se potesse parlare oggi con Laura, le direbbe soltanto: «Le chiederei: “Sto facendo bene?”. E poi le direi: “Continua a seguirmi, continua a seguirmi”».
Lo spettacolo si chiude proprio con la voce originale della sorella custodita nella cassetta: un ricordo rimasto per anni in un cassetto e ora diventato il centro di un racconto teatrale.