Pupi Avati presenta ‘Nel tepore del ballo’: “C’è una grande potenzialità nel nostro cinema, ma anche uno strano destino che lo accompagna”

Pupi Avati torna a parlare senza filtri del cinema italiano, denunciando un sistema sempre più guidato dai budget e meno dalla qualità, mentre presenta il suo nuovo film Nel tepore del ballo.

Alla presentazione del suo ultimo film ‘Nel tepore del ballo’, Pupi Avati ha tracciato un bilancio netto dello stato del cinema italiano, partendo da un dato simbolico: l’assenza di titoli nazionali nel programma del Festival di Cannes. Per il regista, più che un episodio isolato, è il segnale di un sistema che procede in direzioni diverse e difficili da interpretare: «C’è una grande potenzialità nel nostro cinema, ma anche uno strano destino che lo accompagna».

Tre strade, un’unica incognita

Secondo Avati, il panorama attuale si divide in più filoni. «Ci sono autori di grande valore che realizzano film dal destino imprevedibile», spiega, accanto a chi prova a replicare modelli internazionali senza riuscire davvero a raggiungerli. Infine, esiste un cinema più concreto, costruito su basi solide e con risorse contenute. Tre percorsi differenti, uniti però da un elemento comune: il peso crescente delle risorse economiche sulle scelte creative.

Il nodo dei finanziamenti

Nel suo ragionamento, Avati non nasconde perplessità davanti a produzioni molto costose che non sempre ottengono risultati. Cita, con rispetto ma anche con qualche dubbio, il caso di Luca Guadagnino: «Fa film che costano tantissimo, spesso non commerciali, senza portare a casa nulla». Una riflessione che si allarga all’intero sistema: «Non riesco a capire come un Paese in crisi possa permettersi progetti così onerosi».

Dalla qualità ai numeri

Il punto più netto della sua analisi riguarda il cambio di prospettiva. «Agli inizi il fine non erano i soldi, ma la qualità», sottolinea il regista, evidenziando come oggi le logiche economiche abbiano preso il sopravvento. Un cambiamento che, a suo dire, ha inciso profondamente anche sul tipo di cinema prodotto, fino a rendere quasi invisibile quello che nasceva da una ricerca artistica pura.

Il ritorno con “Nel tepore del ballo”

In questo contesto si inserisce il suo nuovo film, Nel tepore del ballo, distribuito dal 30 aprile da 01 Distribution. La storia segue la parabola di un noto conduttore televisivo, travolto da uno scandalo proprio all’apice del successo. «Volevo raccontare il secondo tempo di una vita», spiega Avati, «mostrando cosa resta dopo il traguardo e quali siano le conseguenze di certe scelte».

Dolore, memoria e identità

Il film affronta anche il tema della spettacolarizzazione delle emozioni. «Il dolore è fondamentale nelle vicende umane», osserva il regista, ma oggi rischia di essere trasformato in merce televisiva. Attraverso il percorso del protagonista, emerge l’idea che ciascuno sia chiamato a fare i conti con il proprio passato: «Abbiamo tutti delle colpe che cerchiamo di rimuovere, finché qualcuno non ce le ricorda».

Tra paura del tempo e passaggio di testimone

Guardando al futuro, Avati non nasconde una certa inquietudine: «La vecchiaia è un territorio che mi fa paura». Allo stesso tempo, però, si prepara a lasciare spazio alla nuova generazione, con l’idea di affidare un progetto seriale alla figlia. Dopo decenni di carriera, il regista continua a osservare il proprio mestiere con lucidità, sospeso tra nostalgia e consapevolezza di un cambiamento ormai inevitabile.

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