Il Concertone del Primo Maggio 2026, tornato a riempire Piazza San Giovanni a Roma per la sua 36ª edizione, ha confermato la sua natura duplice: grande evento musicale e spazio di intervento civile. Oltre dieci ore di diretta, più di trenta artisti sul palco e una conduzione affidata a Big Mama, Arisa e Pierpaolo Spollon hanno accompagnato una giornata che non si è limitata all’intrattenimento, ma ha dato voce a temi sociali, politici e generazionali.
Il ritorno di Piero Pelù e i Litfiba
Tra i momenti più rilevanti della serata, il ritorno di Piero Pelù insieme alla formazione storica dei Litfiba. L’artista ha costruito la sua esibizione alternando musica e interventi, mantenendo uno stile diretto e provocatorio. Prima di alcuni brani ha scelto di fermarsi per riflettere su eventi storici e attualità, trasformando il palco in uno spazio di racconto e denuncia.
Dal disastro di Chernobyl alla memoria storica
Il primo passaggio ha riportato l’attenzione alla tragedia di Chernobyl, a quarant’anni dall’esplosione del reattore numero 4. Pelù ha ricordato i soccorritori inviati per contenere le radiazioni e le conseguenze sanitarie che ne sono derivate, sottolineando come il bilancio reale delle vittime resti ancora incerto. Un richiamo alla memoria storica che ha aperto la strada a interventi più esplicitamente politici.
L’attacco al fascismo e la frase su Mussolini
Il momento più discusso è arrivato con il riferimento al fascismo e alla figura di Benito Mussolini. Pelù ha rievocato il ruolo del dittatore nella Seconda guerra mondiale e nelle leggi razziali, soffermandosi anche sugli ultimi giorni del regime, quando fu catturato mentre tentava la fuga. La frase conclusiva — in cui lo ha definito “un morto sul lavoro”, ma anche “sanguinario e traditore” — ha immediatamente polarizzato il dibattito, rilanciando un tema che ciclicamente torna nello spazio pubblico.
Il riferimento alla Palestina e ai conflitti globali
Nel suo intervento, il cantante ha poi ampliato il discorso ai conflitti internazionali, citando diversi genocidi della storia e collegandoli alla situazione attuale in Palestina. Il messaggio ha insistito sulla necessità di mantenere alta l’attenzione su Gaza e sulle attività delle organizzazioni umanitarie, con un appello esplicito contro ogni forma di colonialismo e a favore del rispetto del diritto internazionale.