Paolo Jannacci ricorda l’amicizia tra suo padre Enzo e Francesco Guccini: “Dialoghi spassosissimi”

Paolo Jannacci, in un’intervista al Corriere della Sera, ricorda il rapporto tra suo padre Enzo e Francesco Guccini: due artisti diversi, uniti dalla stima, dall’ironia e dalla passione per il racconto della realtà.

Francesco Guccini ed Enzo Jannacci sembravano appartenere a universi musicali molto distanti. Uno più diretto e lineare, l’altro più surreale e imprevedibile. Eppure tra i due cantautori esisteva una stima profonda, fatta di incontri, palchi condivisi e soprattutto di dialoghi capaci di diventare memorabili.

A raccontare questo rapporto è Paolo Jannacci, figlio di Enzo, in un’intervista al Corriere della Sera. Un ricordo personale che ripercorre alcuni momenti vissuti accanto a Guccini e restituisce anche il legame tra il cantautore emiliano e suo padre.

La notizia della scomparsa

Paolo Jannacci racconta di aver appreso la notizia della morte di Guccini dal telegiornale. La reazione è stata immediata e profondamente emotiva: «Dal telegiornale, subito un grande dolore, mi si è aperto un mondo, perché Francesco ha dato un significato al mio percorso artistico e umano».

Un legame che, per Paolo, affonda le proprie radici anche nei ricordi dell’adolescenza. La prima immagine di Guccini che gli viene in mente non è infatti legata al padre, ma a un viaggio in macchina verso la montagna, quando aveva quindici anni e una musicassetta del cantautore passava dall’autoradio.

Gli incontri tra Guccini e Jannacci

Enzo Jannacci e Francesco Guccini non erano frequentatori assidui l’uno dell’altro. Nonostante questo, ogni incontro lasciava qualcosa.

Paolo Jannacci lo ricorda così: «Non si vedevano o sentivano spesso, come con Paolo Conte o il giro dei milanesi vedi Cochi e Renato, ma quando accadeva erano dialoghi spassosissimi».

E proprio uno di questi dialoghi racconta bene la distanza tra i due caratteri. Jannacci poteva parlare senza fermarsi, mentre Guccini cercava di seguire il filo del discorso.

«Come ha raccontato lo stesso Francesco nel docufilm di Verdelli dedicato a papà, Enzo parlava a raffica finché l’altro non lo interrompeva per dirgli: “non ho capito niente”. Ed Enzo gli diceva: “Va bene Francesco, ciao”…».

Due cantautori agli antipodi

Secondo Paolo Jannacci, le differenze tra i due erano evidenti soprattutto nel modo di concepire la musica.

«Sicuramente erano diversi dal punto di vista musicale, costruzione e impostazione. Guccini era più stringato, dritto, lineare, non prendeva delle curve musicali. Papà era sicuramente più astratto».

Ma dietro queste differenze esistevano anche elementi comuni. Entrambi guardavano infatti alla realtà che li circondava e alle persone, mantenendo una particolare attenzione verso la dimensione sociale.

«Tutti e due amavano il racconto del mondo intorno a loro, degli uomini, l’attenzione al sociale».

Quando suonarono tutti insieme

Il rapporto tra le due famiglie artistiche ebbe anche un momento particolarmente significativo nel 1995, quando Paolo Jannacci suonò insieme al padre e a Guccini in televisione.

L’occasione fu Il Laureato di Chiambretti: Enzo Jannacci al pianoforte, Paolo alla fisarmonica e Guccini alla voce.

Un’esperienza che Paolo ricorda con particolare chiarezza: «Guccini era muscolare, stavi molto attento a quello che stavi facendo, ti dava tanto dal punto di vista fisico, si faceva seguire. Ma era così diretto e chiaro che alla fine era tutto molto piacevole».

L’ultimo incontro, attraverso una canzone

Il rapporto professionale con Guccini sarebbe tornato anche molti anni dopo, questa volta senza Enzo Jannacci, scomparso nel 2013.

Nel 2022 Guccini coinvolse Paolo nel progetto Canzoni da Intorto, scegliendo una canzone di suo padre: Sei minuti all’alba, dedicata al nonno partigiano di Paolo.

«Abbiamo lavorato a “distanza” qualche anno dopo, nel 2022: papà non c’era già più, Francesco mi ha voluto per il disco di cover Canzoni da Intorto e ha scelto lui Sei minuti all’alba di Enzo, dedicata a mio nonno partigiano: gli piaceva molto».

Un lavoro realizzato senza incontrarsi in studio: «È stato molto bello anche se lui non è venuto in studio: lui cantava, io ho fatto i cori e poi sono stati mixati insieme. È stata l’ultima volta che l’ho sentito».

Una parola per ricordarlo

Alla fine del racconto, quando gli viene chiesto cosa mancherà di più di Francesco Guccini, Paolo Jannacci sceglie una sola parola.

«La sincerità».

Una definizione breve che chiude il ricordo di un rapporto fatto di stima, differenze, ironia e musica. Due personalità apparentemente lontane, ma unite dalla capacità di raccontare il mondo, gli uomini e la realtà con uno sguardo profondamente personale.

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