Nino D’Angelo, ospite a Verissimo, ha ripercorso i momenti più importanti della sua lunga storia artistica e personale. Il cantante ha festeggiato i cinquant’anni di carriera con un grande concerto allo stadio Maradona di Napoli davanti a 40 mila persone.
“Lo stadio dove andavo a vedere il Napoli sulle spalle del nonno o dello zio. È stato un regalo incredibile che mi ha fatto la vita”, ha raccontato con emozione.
Un traguardo simbolico per un artista che ha spesso ricordato le proprie origini popolari e un percorso costruito partendo da zero.
Gli anni d’oro della popolarità
Durante l’intervista, D’Angelo ha rievocato anche la stagione del grande successo, in particolare gli anni Ottanta, quando la sua notorietà raggiunse il massimo livello tra musica e cinema.
“Gli anni ’80 sono stati i più belli, cantavo, facevo i film, mi conoscevano tutti”, ha detto.
Un periodo luminoso che, però, non ha cancellato le prove difficili affrontate lontano dai riflettori.
La scelta sofferta di lasciare Napoli
Tra i capitoli più dolorosi del suo racconto c’è quello legato all’addio a Napoli, maturato dopo una serie di minacce ricevute.
“Me ne sono dovuto andare per un problema di camorra”, ha spiegato. “Spararono dentro casa, pensavo fosse uno scherzo, invece un mese dopo lo fecero di nuovo. Mi chiesero un miliardo di lire e capii che era una cosa molto seria”.
A quel punto prese una decisione drastica per proteggere i suoi cari: “Per mia moglie e per i miei figli, ma anche per la paura, ho lasciato Napoli e siamo andati a vivere a Roma”.
Il dolore per la madre Emilia
Tra le figure più importanti della sua vita c’è stata la madre Emilia, alla quale il cantante è sempre stato profondamente legato. D’Angelo ha raccontato che la lontananza del figlio fu per lei motivo di grande sofferenza.
“Mia mamma è andata a fare una visita, glielo avevo detto io, perché la vedevo dimagrita”, ha ricordato.
Poi il ricordo più commovente: “Quando sono tornato dalla Germania, sono andato a trovarla in ospedale, lei mi ha preso la mano, si è addormentata e non si è più svegliata”.
Il legame con lei è rimasto fortissimo anche nella sua musica: “Io scrivevo sempre canzoni su mia mamma, qualunque cosa scrivessi parlava di lei”.
La perdita del padre e quella dedica speciale
Undici mesi dopo arrivò anche la scomparsa del padre Antonio. Il cantante ha ammesso che quel dolore fu inizialmente coperto dalla sofferenza ancora viva per la morte della madre.
“Dopo undici mesi ho perso papà, ma quel dolore era come se non lo avessi sentito perché c’era il dolore di mia madre troppo forte”.
Successivamente sentì il bisogno di dedicargli una canzone speciale: “Poi per farmi perdonare una sera ho scritto ‘O pate, una delle canzoni che più mi rappresentano”.
Il dramma della depressione
Dopo quei lutti, l’artista è precipitato in un periodo molto complesso segnato dalla depressione. A Verissimo ha scelto di affrontare il tema apertamente.
“Non bisogna mai vergognarsi, la depressione è una malattia patologica, anzi lo dico sempre, si cura”.
Ha poi ricordato un episodio avvenuto in Sardegna, a Stintino: “Mi trovavo con la famiglia e sono andato a telefonare a mia madre. Mi ero dimenticato che era finita”.
Il malessere divenne improvviso e violento: “Mi hanno trovato vicino al telefono a gettoni mezzo svenuto… mi sono svegliato in ospedale che mi avevano dato calmanti”.
La rinascita grazie ai figli
A tirarlo fuori da quel tunnel furono i figli. D’Angelo ha raccontato un’immagine che gli cambiò lo sguardo sulla vita.
“Ero a letto ed ero in crisi totale, un giorno è sceso a salutarmi mio figlio perché andava a una festa e aveva il mio vestito addosso”.
Quel momento accese qualcosa dentro di lui: “Era bellissimo, era grande e quella bellezza mi ha dato la forza di reagire”.
Infine la promessa a sé stesso: “Devo stare bene per loro, non posso permettere che loro stiano male”.
Da lì, ha spiegato, iniziò il cammino verso la guarigione e una nuova serenità.