È un ritratto senza filtri quello che emerge dall’intervista rilasciata da Maria Chiara Giannetta al Corriere della Sera. L’attrice racconta il suo nuovo ruolo nella serie Rosa Elettrica – In fuga con il nemico, disponibile dall’8 maggio su Sky e in streaming su NOW, dove interpreta una protagonista lontana dagli stereotipi classici.
Un’antieroina fuori dagli schemi
Al centro della storia c’è Rosa Valero, giovane agente sotto copertura che sfugge all’immagine della poliziotta infallibile. «Esatto, sono le situazioni in cui si trova che forzatamente la mettono in condizione di esserlo. Lei scoprirà sé stessa durante questa avventura on the road. Rosa rappresenta una generazione».
Un personaggio che si costruisce lungo il percorso, tra esitazioni e crescita, incarnando una fragilità che diventa forza solo con il tempo.
Il ritratto di una generazione
Per l’attrice, Rosa è anche il simbolo di un cambiamento più ampio: «È una giovane donna che non pensa troppo alle conseguenze del suo stile di vita. Non vuole stare necessariamente nei binari, infatti non a caso la serie è stata scritta da un team di sceneggiatrici donne. Il mio personaggio non è stata rappresentata come una super poliziotta: è anzi molto insicura, emerge la sua goffaggine».
Un’identità imperfetta, quindi, che si allontana dalla narrazione eroica tradizionale e si avvicina a un realismo più contemporaneo.
Mettersi in gioco, oltre la comfort zone
Giannetta riflette anche sul proprio percorso personale, sottolineando quanto sia necessario uscire dalle certezze: «È una questione di volontà, altrimenti resti nella tua fantasticissima comfort zone, che è più comoda, più sicura… ma che costo ha? Quello di non conoscersi davvero. Per me espormi è stato anche tentare di fare questo lavoro».
Un passaggio che lega la crescita del personaggio a quella dell’interprete, in un continuo rimando tra vita e professione.
Donne imperfette e autentiche
Nel corso della sua carriera, l’attrice ha spesso dato volto a figure femminili complesse: «Sono molto contenta: tutte le scelte fatte mi hanno portata a dove sono oggi. Nel tempo ho raccontato tante donne diverse, ma il mio approccio è partire sempre dai loro difetti, se no non è divertente. Blanca, ad esempio ha una arroganza spropositata: o la ami o la odi. E Rosa è uguale: è lo specchio di una parte di vita che ho vissuto».
Un approccio che privilegia le crepe, più che le perfezioni, come chiave narrativa.
Un carattere poco accomodante
Guardando al passato, Giannetta non nasconde un lato più spigoloso: «Beh, se mi fossi vista da fuori quando ero più giovane non credo mi sarei stata molto simpatica. A 20 anni mi presentavo come una piccola capretta con le corna piegate in avanti per attaccare prima di essere attaccata. In generale mi facevo molto i fatti miei, forse anche per sfuggire quelle tappe che specie per le ragazze sembrano obbligate: laurea, lavoro, famiglia. Ci si aspetta ancora che si seguano certi passi. La mia generazione, con tutte le problematiche che ha, è la prima che prova a combatterli».
Un racconto diretto, che mette in discussione aspettative sociali ancora radicate.
Essere adulti, oltre gli schemi
L’idea di maturità, per l’attrice, non passa necessariamente dalle tappe tradizionali: «Sì, ad esempio sentendomi adulta non in basa solamente all’aver fatto o meno figli, ma rispetto al mio modo di pormi verso la collettività».
E sul tema della maternità aggiunge: «No, per niente. Non mi preoccupo di questa cosa e sono fatalista: se arriveranno arriveranno, se no ciao».
Tra cinema e relazioni
Parallelamente alla serie, Giannetta sarà impegnata anche al cinema con La sindrome degli amori passati insieme a Maurizio Lastrico e Noi un po’ meglio con Elio Germano. «Infatti, anche se raccontano questo tema in modo totalmente differente. In ogni caso, si tratta anche di una analisi della coppia, un argomento quest’ultimo su cui ci scervelliamo da sempre ma che non capiremo mai del tutto».
Preparazione fisica e passione per l’azione
Per affrontare il ruolo action, l’attrice ha curato anche l’aspetto fisico: «Sono molto allenata, anche a livello di fatica. Mi sono preparata con degli stuntman che hanno preso il mio posto nelle scene più pericolose. Ma solo in quelle. Mi piace un sacco guidare, tra l’altro. In generale è stata una esperienza nuova e divertente».
Il rapporto con le serie
Nonostante il successo sul piccolo schermo, Giannetta mantiene uno sguardo lucido sul formato seriale: «Sì, mi piacciono. Ma sono anche fan delle serie quando finiscono».
Un’osservazione che racconta il piacere della narrazione, ma anche il valore di una storia che sa concludersi.