In una lunga intervista al Corriere della Sera, Lino Banfi ripercorre la sua carriera, gli anni del cinema italiano più popolare, i rapporti con le colleghe e il rapporto con il tempo che passa. L’attore, a ridosso dell’uscita del libro autobiografico “90, non mi fa paura!”, racconta episodi di set, momenti difficili della giovinezza e riflessioni profonde sulla vecchiaia e sulla morte.
Il ricordo di Edwige Fenech e le scene sul set
Tra i passaggi più curiosi dell’intervista, Banfi torna ai suoi film con Edwige Fenech, ricordando un momento di imbarazzo durante le riprese:
«Le dovevo toccare il seno, ero in imbarazzo, avevo paura di farle male, ero molto delicato, il regista mi fece ripetere la scena finché un elettricista mi urlò: “Te voi sbrigà? Guarda che non stai a svità ’na lampadina”. Da allora io e lei ci scherziamo sempre: “Come stanno le lampadine?”».
Un aneddoto che riporta agli anni della commedia sexy italiana, vissuti tra leggerezza sullo schermo e una forte consapevolezza del lavoro dietro le quinte.
Tentazioni, set e autoironia
Parlando delle colleghe con cui ha lavorato, Banfi racconta il clima dei set dell’epoca e il rapporto con la propria immagine pubblica, spesso legata al suo fisico e ai ruoli comici.
«Era lavoro, ma siamo esseri umani: durante quelle scene erotiche e davanti a bellissime colleghe nude, vivevo una grande battaglia interiore. Provarci o resistere? Il dubbio ogni tanto emergeva. Soprattutto perché con me erano tutte molto carine: capitava che la testa partisse e facesse dei viaggi che soltanto un film di fantascienza avrebbe potuto giustificare».
E aggiunge anche il suo modo di reagire ai pensieri più imbarazzanti:
«Tra me e me, dicevo: perché dovrebbero fare una fesseria con un cretino, grasso e basso come me, solo perché facciamo il film insieme?».
Il successo, le etichette e la rivalutazione
L’attore ricorda anche le critiche ricevute all’epoca dei suoi film più popolari, spesso etichettati come “zozzi”, e il successivo cambiamento di giudizio nel tempo.
«Io ribattevo con l’ironia: le ragazze fanno otto docce al giorno, altro che zozzi! E poi ho fatto carriera: a scuola da bidello a preside, nell’esercito da marmittone a colonnello».
Con il passare degli anni, quei film sono stati rivalutati dal pubblico e dalla critica, diventando veri e propri cult.
L’infanzia tra guerra e comicità
Nel racconto emerge anche il momento in cui Banfi scopre la propria vocazione comica, risalente ai bombardamenti del 1943, quando da bambino costruiva pupazzi e inventava storie per distrarre gli altri bambini.
«I bambini smettevano di piangere e iniziavano a ridere. Senza saperlo avevo già trovato il mio mestiere: far ridere facendo il cretino. Il mio personaggio è nato allora».
La vita difficile prima del successo
Non mancano i passaggi più duri della sua vita, tra povertà, lavori precari e momenti di grande difficoltà personale.
«Ho venduto Rolex finti e borse false, ho fatto il palo per dei napoletani che stavano per svaligiare un appartamento ma poi sono scappato, sono finito a dormire dentro un vecchio vagone ferroviario in stazione Centrale a Milano».
E ricorda anche un periodo di grande fragilità:
«Per un attimo sfiorai l’idea del suicidio».
Il rapporto con la moglie e il tempo che passa
Uno dei passaggi più intensi riguarda la moglie Lucia, scomparsa da alcuni anni, e il rapporto con la sua assenza.
«Vorrei tanto sognare mia moglie Lucia, ma non ci riesco. Sono tre anni e mezzo che se n’è andata, ce la metto tutta. E allora mi chiedo continuamente: “Ma come mai? Mi tocca di diritto, io sono tuo marito, perché non puoi venire in sogno?”».
I 90 anni e il rapporto con la morte
Con l’avvicinarsi dei 90 anni, Banfi affronta anche il tema della vecchiaia con la sua consueta ironia ma anche con sorprendente serenità.
«Io e la morte stiamo facendo amicizia. Le ho già detto in diverse occasioni che c’è tempo: “Passa in un altro momento, non c’è fretta!”. Anche perché, a me, ’sto novanta non mi fa mica paura».
I desideri e i piccoli rimpianti
Guardando al presente e al futuro, l’attore esprime anche un desiderio personale legato ai sogni e alla memoria affettiva.
«Vorrei tanto sognare mia moglie Lucia, ma non ci riesco».
E conclude con il racconto del loro matrimonio lampo, vissuto con leggerezza e ironia, simbolo di una storia d’amore fuori dagli schemi.
Un artista tra cinema, memoria e ironia
Dalla commedia sexy al ruolo di nonno amato dal grande pubblico, Lino Banfi ripercorre una carriera lunga e stratificata, fatta di trasformazioni e reinvenzioni. Nell’intervista emerge il ritratto di un artista che ha attraversato il cinema italiano con leggerezza apparente e una sorprendente profondità personale.