Jack Savoretti: “Dopo i 40 anni ero preso male, mi sono fatto troppe domande”

Il cantautore italo-britannico racconta al Corriere della Sera come la crisi dei 40 anni abbia influenzato il suo ultimo album e il ruolo fondamentale della moglie nel superarla.

Il cantautore italo-britannico Jack Savoretti racconta al Corriere della Sera il suo ultimo lavoro, We Will Always Be The Way We Were, un album che nasce da un processo creativo volutamente essenziale, quasi istintivo. Per realizzarlo è tornato a un approccio diretto e spontaneo alla scrittura:

«Ho usato il mio vecchio trucco di sedermi con uno strumento come facevo a 16 anni – racconta nel suo italiano pressoché perfetto -. Negli ultimi tempi, quando scrivevo avevo già un’idea in mente, invece qui sono tornato a farlo senza alcun piano in testa».

Il risultato è un disco essenziale, privo di sovrastrutture, pensato come un antidoto personale e universale.

Un album diretto e condiviso

Savoretti descrive il nuovo progetto come un lavoro immediato, capace di parlare in modo semplice e diretto all’ascoltatore:

«La mia speranza era che questo lavoro, nel suo piccolo, fosse utile anche ad altri come lo è stato per me. Non ci si deve impegnare troppo per entrarci dentro, è diretto. I brani fin da subito avevano un senso di familiarità».

Un approccio che ha portato anche a un riscontro superiore alle aspettative, con un debutto ai vertici delle classifiche britanniche.

Il successo e il confronto con la scena musicale

L’album ha ottenuto un’accoglienza importante, posizionandosi subito al secondo posto in classifica nel Regno Unito. Un risultato che lo stesso artista commenta con sorpresa, soprattutto nel confronto con la nuova scena pop internazionale:

«ma già essere nella stessa frase di Olivia Dean di questi tempi è assurdo».

I concerti e il legame con la famiglia

Il successo discografico è stato accompagnato da due concerti sold out alla Royal Albert Hall, un traguardo significativo nella sua carriera ventennale. Savoretti sottolinea il valore personale di quei momenti:

«Alla prima data c’erano tutti e tre i miei figli, la più piccola ha 5 anni ed era la prima volta che mi vedeva “lavorare”. Quando li ho visti dal palco, non ho capito più niente».

La crisi dei 40 anni

Dietro l’apparente stabilità personale e professionale, l’artista racconta un periodo di profonda crisi legato a un momento simbolico della sua vita:

«Dal mio compleanno dei 40 anni, forse uno dei momenti più belli della mia vita – racconta Savoretti, oggi 42enne -. Ero a Portofino con la mia famiglia e i miei amici. Mi sono guardato intorno ed era tutto troppo perfetto per essere vero. Ho iniziato a farmi tante domande e per un paio di settimane mi ha preso abbastanza male, come se avessi una bomba a mano e mi chiedessi quale sarebbe stato l’effetto del farla esplodere nella mia vita».

Il ruolo decisivo della moglie

In quel periodo complesso, la moglie, l’attrice britannica Jemma Powell, ha avuto un ruolo fondamentale nel riportarlo a una dimensione più concreta:

«non so cosa stai passando ma non lo trovo assolutamente attraente, per me così non funziona».

Una frase che, come racconta Savoretti, ha rappresentato uno shock emotivo decisivo per reagire.

Identità, ruolo maschile e società

Il cantautore riflette anche sulle trasformazioni sociali e sulla difficoltà di orientarsi nell’età adulta contemporanea:

«Il fatto è che ogni generazione si reinventa, l’uomo e la donna ora stanno vivendo un periodo storico di ruoli non più definiti e non c’è un manuale che ti spiega come si fa. Ci si sente sempre giudicati, dall’esterno c’è sempre l’idea che si potrebbe fare meglio».

Sulla cosiddetta crisi del maschio aggiunge una riflessione più ampia sul contesto britannico e sulle fragilità spesso poco raccontate.

Radici italiane e il disco “Miss Italia”

Un’altra parte centrale della sua identità artistica è legata alle origini italiane, già esplorate nel precedente album Miss Italia, interamente in lingua italiana:

«Era un modo per elaborare il lutto della morte di mio padre e ha funzionato. Quel disco mi ha salvato la vita in un momento in cui sarei facilmente potuto finire in un buco nero. Ho scoperto la mia italianità e ho capito che sono anche molto inglese. Ma adesso che ho anche preso il passaporto, posso dire che alla fine di tutto sono italiano».

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